Lo scrittore pignolo

snoopy_notte_pag
Lo scrittore pignolo aveva un grande archivio dove teneva tutte le parole. Non gli piaceva l’ordine alfabetico, gli sembrava banale, per scribacchini senza slanci.
Lui le aveva sistemate per assonanza, per tipologia.
Da una parte c’erano le multi sillabiche, le sue preferite. Parole come Decadimento, Turlupinare, Prosopopea, Interrazziale, Ipocondriaco, Trasposizione, Organizzazione, Particolareggiato, Insofferenza, Onomatopeico.
Le parole lunghe arrivavano, prendevano confidenza, facevano un giro, c’era il tempo di conoscerle il giusto, di gustarsele bene prima che andassero via.
Anzi, prima che affollassero stancamente conversazioni particolareggiate o straordinarie controversie.
Lo scrittore pignolo amava molto le sdrucciole, o, come lui preferiva chiamarle, le proparossitone.
Poi c’erano quelle con due consonanti doppie, il massimo: Attaccamento, Allitterazione, Affitto, Marrazzo, Baldassarre.
Amava anche quelle nate dal matrimonio di due diversi termini, due mondi che si incontravano in territorio neutro, e decidevano di proseguire insieme: Multirazziale, Poliambulatorio, Pancarrè, Tritarifiuti, Stracotto, Gianbattista.
In un altro schedario ci stavano le parole brevi, le locuzioni, le particelle, le preposizioni, le congiunzioni. Un po’ buttate a casaccio, tutte dentro un grande cesto, come le cassette negli autogrill.
Lui le prendeva senza amore. Si, ci perdeva del tempo per non scambiare un ci con un se, un chi con un ma, un te con un boh, un là con un po’, un pre con un post, un si con un eh, un fa con un da.
Insomma, nel suo archivio le parole avevano un senso, una logica, una ragione d’essere. E vicino a ciascuna ci stavano termini affini, con cui si sarebbero potuti accoppiare selvaggiamente. Vicino a preparativi ci stava fervono, in prossimità di credenza ci stava popolare, accanto a mass ci stava media.
Il guaio dello scrittore pignolo era Gelsomina. Donna pulita, attenta alle molliche sotto il divano, unica nel suo genere per togliere le macchie dai vetri, inimitabile nel rendere i colletti delle camicie perfettamente inamidati, era però poco attenta nella pulizia degli archivi parolieri.
Non era colpa sua, Gelsomina aveva la quinta elementare, cosa volete che ne potesse sapere, povera donna, di accenti gravi, di avverbi, consecutio temporum e parole lunghe o brevi.
Lui la rimproverava ogni volta:
– Dove hai messo il termine Stratosferico, Gelsomina?
– Dottore, io niente toccai.
– L’altra volta ho trovato Cucù accanto a Sdrucciolevole, il Quadro era Sedimentato, i Trigliceridi erano Stinti, il Brasato era Illogico. Io così non riesco a lavorare, lo capisci che con le parole io ci campo?
– Dottore, le giuro. Io solo una spolverata ci diedi!
Ma era del tutto inutile. Le parole, stanche di essere catalogate sempre in egual misura, di convivere per anni e anni con le identiche colleghe, approfittavano della confusione di Gelsomina, e a volte decidevano di dare libero sfogo alla loro curiosità. Un giorno la parola Massacro abbandonò l’arido Inumano e andò a gettarsi nel cesto dei monosillabici.
Fu un Massacro, per l’appunto.
Appena tornato a casa, lo scrittore pignolo non trovò un che manco a pagarlo, i lo erano diventati elle senza nemmeno apostrofo, un paio di perché erano diventati per, rendendo del tutto inutili una serie di punti interrogativi, i quali vagavano perplessi alla ricerca di una domanda inevasa.
Ogni parola faceva quello che voleva, anzi, quello voleva, vista l’assenza di che.
Depresso e indeciso sul da farsi, lo scrittore prese carta e penna e scrisse la lettera di licenziamento per Gelsomina.
Ecco cosa ne venne però fuori:
Illustrata Gelsomina,
essere disordinata produce gravi conseguenze multidisciplinari termoidrauliche da auto compattatore pro scrittore carriera nel compromessa.
Volevo ch t rimanessi in qualsivoglia metodologia, proto compagna de cotanta pulizia pluridecorata.
Adesso no posso reiterare tua presenza quotidiana co casino parolaio.
Fare avere arretrati te per continuare attività multi scrivente.
Salute
Lo scrittore pignolo visse il resto dei suoi giorni provando a catalogando riordinare le, rimettendo avverbi gli insieme articoli, sistemando parole, aggettivi le e .

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