Nonna Adele

cappuccetto
Cappuccetto rosso era un’adolescente comunista e ribelle. Viveva nel quartiere San Lorenzo, a Roma, in un centro sociale occupato. I genitori, due cinquantenni dell’opus dei, l’avevano cacciata di casa dopo anni turbolenti, il giorno che l’avevano scoperta trombare con il parroco venuto a benedire la casa.
Da allora Cappuccetto aveva rapporti solo con la nonna, intanto perché non le lesinava mai una carta da cinquanta, e poi perché la vecchia era tosta, anche lei No Tav e compagna alla grandissima.
La nonna Adele viveva da sola, anche se da quando era vedova non si faceva mancare nulla, soprattutto la compagnia maschile, per lo più occasionale. Solo che viveva alla Prenestina, e per Cappuccetto era un viaggio, ricco di insidie e di fasci di casa pound.
Un giorno nonna Adele la chiamò, voleva portati del rosbiff ungherese, uova di lompo e un Ferrari d’annata. Doveva avere giri quella sera, e non stiamo parlando di verdure bollite.
Adele prese tutto a credito dal pizzicagnolo sotto casa, roba il più simile possibile a quella desiderata dalla vecchia, e si incamminò verso la meta, cambiando due autobus e una metro, maledicendo tra se quel fascio di merda del sindaco.
Al capolinea scese e si accollò quel chilometro da fare a piedi, con un vento freddo che le entrava sotto il cappuccetto, arrossando anche le gote e gli occhi.
Il primo che incontrò fu un vecchio guardone del quartiere, detto Bellicapelli per la sua pelata integrale.
– An do vai, cocca de mamma? Viè qua che se famo na pizza bianca insieme.
– Grazie, ho premura.
– E daje, che la pizza mo t’aa dò davero davero se nun me fai vedè manco na sisa!
Cappuccetto ormai aveva testato su se stessa l’assoluta inoffensività di Bellicapelli, tanto disgustoso quanto caricato a salve. Non gli diede corda, mentre quello continuava a parlarle in un crescendo di laidità e bava.
Superato il primo ostacolo si imbatté in un gruppo di teppistelli neri e borchiati.
Il secondo livello fu più complicato, come nei videogiochi, ma Cappuccio se la cavò ancora una volta, dando fondo al suo ottimo allenamento nella velocità breve.
Il terzo girone era rappresentato da un manipolo di vecchie comari, la cui arma principale constava di cattiverie assortite, supportate da fatti reali, conosciuti chissà come.
– Anvedi chi c’è sta, a principessa sur pisello!
– Per me nun è mica vero! Nun ce sta er pisello sotto sta principessa, ce ne stanno a migliaia!
– Tale nonna, tale nipote, me venisse da dì.
– Epperchè i genitori se stanno affà li cazzacci loro. Sta povera creatura se deve pure guadagnà quarcosa, mica po’ annà ad Arcore, scusate.
– Ennò che nun po’. Là se chiamano escorte e se fanno pagà na cifra, li mortacci loro. Qui da noi sò mignotte.
Cappuccetto si mise a cantare per non sentire le vecchie stronze, fece ancora pochi metri e finalmente arrivò a casa di nonna Adele.
Entrò nel portone con le chiavi e salì all’ammezzato del vecchio e maleodorante palazzo.
Appena in casa si diresse in camera da letto, dove vide mezzo viso nell’ombra, quasi interamente coperto dal piumone.
– Nonna, dormi?
– Eh?
– Nonna, ma che voce roca che hai! E poi che ti sono cresciuti i baffi?
– Nun so tu nonna, so Armando. Er macellaio dell’angolo, se conoscemo Capuccè!
– Oh, Armà, come te butta?
– Sto bbene. Nonna tua sta ar trucco, che hai portato, cose buone? Puoi restà a magnà co noi, ho fatto na pajata che metà abbasta!
– No, Armando, ti ringrazio. C’abbiamo riunione al centro sociale per organizzare la manifestazione di sabato davanti a Montecitorio. Ci vieni anche tu? Faremo un bel po’ di casino.
– Ma io so vecchio, Cappuccè. Ormai semo stanchi, annate avanti voi che siete regazzi.
Dopo pochi minuti di convenevoli nonna Adele tornò dal bagno, giovanile come un’attrice del secolo passato.
– A cocca mia, viè da nonna tua. Ma quanto sei caruccia. Quanno me porti un bell’omo vero? No sti ragazzetti che te girano attorno?!
– A nonna, ancora co sta storia. Nun li filo proprio de pezza sti ragazzetti, come li chiami tu. Sto a pensà ar collettivo, alle manifestazioni, alla lotta. Come dice Armando, se nun ce penzamo noi chi lo deve da fa?
– Vabbè, lassamo perdere. Io alla tua età già facevo l’ammore co nonno tuo!
Cappuccetto tagliò corto, incassò la mezza piotta più le spese, e tornò indietro nel suo percorso inverso, con le insidie ormai depotenziate.
Incappò solo nel Lupo, un suo ex fidanzato mai rassegnato che provò ancora ad attaccare bottone.
Ma non ci fu verso, e ognuno visse nel suo mondo, mai veramente felice o contento.

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