Monthly Archives: gennaio 2016

cretino

– Buongiorno, devo notificarle un avviso.
– Che palle. La solita multa?
– No, si tratta di una notifica di connotazione personale.
– Non la seguo.
– Un decreto ha stabilito che vengano notificati alcuni avvisi di cretinaggine a cittadini particolarmente meritevoli dell’epiteto in questione.
– Non so perché, ma ho la sensazione che mi abbia appena dato del cretino.
– Complimenti. Quasi quasi non lo meriterebbe. Ma non sta a me. Io devo solo notificarle l’avviso che lei è un cretino. È contento?
– Ma scusi, perché proprio io? Ha conosciuto il ragioniere Mazzapelle, del primo piano? Se non notificate prima a lui, mi rifiuto di firmare!
– Guardi che non è una gara, egregio amico. Da qualche parte si doveva cominciare, e lei è uno dei primi. Io sarei contento, al suo posto.
– Allora se lo notifichi da solo, scusi.
– Non posso. Il decreto porta il suo nome, lei da oggi è cretino per decreto. Anzi, per decretino, direi.
– Abbiamo pure il messo spiritoso.
– Guardi che io il mio posto l’ho vinto per concorso.
– E che c’entra, scusi?
– Lei dice che io ci sono stato messo. E si sbaglia.
– Lei non è stato messo. Lei è messo!
– E lei è cretino. Adesso posso dirglielo.
– Come si permette?
– È scritto qui.
– Ma se io mi rifiutassi di firmare? Perché dovrei, sarei un cretino a firmarlo.
– Appunto.
– Appunto cosa, scusi?
– Mi ascolti. Lei è un cretino, da oggi, con tanto di patente. Se non dovesse firmare, metterebbe in discussione l’essenza stessa della sua cretinaggine, mi segue?
– No.
– È normale, perché lei è cretino.
– Ma così non ne usciamo, signor messo.
– Io non mi lamenterei, fossi in lei. Di fronte a tanti cretini de facto e non de iure, lei almeno è schedato. È, come dire, un cretino DOC, a denominazione di origine cretina.
– Senta, ma io che ho fatto di così importante per essere un cretino? Io non do’ fastidio a nessuno, mi faccio il mio, pago le tasse…
– …ecco, forse si sta rispondendo da solo.
– Ah, perché chi rispetta le leggi è un cretino, secondo lei, razza di messo raccomandato?
– Lo sta dicendo lei.
– Si, ma lei mi sta bollando come cretino ufficiale. Da oggi non potrò più andare dal salumiere, dal giornalaio, dal fruttivendolo. Chi lo sente quello?
– Stia tranquillo, a breve la notifica arriverà a molti. Non la prenderei in giro, se fossi in loro. Magari un giorno mi toccherà portare una notifica uguale anche a loro, chi lo sa?
– E nel frattempo io che faccio, lo scemo del paese?
– No, casomai il cretino.
– Ascolti, faccia finta che non mi ha trovato, sia un messo buono, se ne vada a messa, si confessi, vedrà che nessuno le dirà niente.
– Ma come faccio? E poi perché? In una società in crisi di identità e valori, lei almeno ha una certezza: è un cretino. Le pare poco?
– Mi pare troppo. Lei è un messo, ma tra i due io sono messo peggio.
– Sia gentile, signor cretino, vedrà che fino a quando non si diffonderanno i decreti, lei acquisterà popolarità, la cercheranno tv, giornali, internet, donne…
– Donne cretine, però.
– Anche. Dia retta a me, accetti la notifica. Ascolti un cretino…
– Anche lei? Collega?
– Ma no, si fa per dire.
– Va bè, dove devo firmare?
– Qui. Ecco… no, ma dove ha firmato?? Non vede che c’è lo spazio per la firma? Ma lei è un cretino!
– Si. E da oggi esercito, anche. Grazie messo. Futuro collega.
– Ma vedi che razza di gente. Cretino preciso!

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revisione

– Buongiorno, sono qui per la revisione.
– Bene. Diamo una controllata generale. Quando è stata l’ultima volta?
– Beh, ecco… Veramente io non l’ho mai fatta.
– Ahi.
– È grave?
– No, spero di no. Sarà forse un po’ più costoso.
– Vabbè, comunque è una spesa che va fatta.
– Direi proprio di si. Allora: controlliamo le convergenze sentimentali. Vediamo un attimo… Si, sono da cambiare.
– Da cambiare?
– Guardi lei stesso. Qui c’è l’usura degli anni. A quanto pare ha messo sotto sforzo parecchio le spatole.
– Le spatole?
– Si, che poi se le convergenze sentimentali sono usurate vorrà dire che anche il senso di colpa sarà quasi completamente esaurito. Cosa le dicevo? Un altro po’ e lei mi combinava qualche omicidio…
– Ma quale omicidio?
– Signore mio, senza più un briciolo di senso di colpa si commettono nefandezze inimmaginabili. Mi dispiace ma dobbiamo mettere una fornitura intera.
– Ma non ci sono più abituato ai sensi di colpa. Non possiamo reintegrare giusto un attimino?
– Attimino un corno. Mi faccia dare una controllata al cinismo. Oddio, ecco qui. Lo sapevo.
– Che sapeva?
– Il cinismo ha debordato. Dobbiamo cambiare le guarnizioni e sigillare il tutto.
– Ma perché?
– Perché altrimenti il cinismo supera i livelli di guardia, raggiunge la zona del sentimento, e siamo fritti.
– Siamo fritti?
– Ma certo amico mio. Le pastiglie della serenità almeno le ha cambiate ogni due anni?
– Si, quelle si!
– Sicuro?
– Oddio, proprio ogni due anni forse no. Ma una volta le ho cambiate sicuro. Questo me lo ricordo.
– Io non so come ha fatto ad arrivare sin qui, signore. Non oso pensare in che stato troverò la coscienza!
– No, guardi, la mia coscienza è perfettamente a posto. L’ho usata pochissimo.
– Ecco, appunto. Preparo una coscienza nuova ultimo modello. Quelle marca Zeno non si usano più.
– Ma quanto dovrò spendere?
– Lasci stare. Le farò un trattamento di favore. Vedo che la memoria tutto sommato è in uno stato accettabile…
– Accettabile? Io mi ricordo tutto, egregio signore. Ho una memoria da elefante. Posso dirle pure cosa si mangiava dai miei nonni la domenica.
– Non si illuda, dicono tutti così. È perché non sapete che esistono i falsi ricordi.
– I falsi ricordi?
– Si, coprono con desideri repressi i buchi neri dell’inconscio. A proposito: a inconscio come siamo messi?
– E come siamo messi? Me lo dica lei.
– Per quello devo fare un controllo accurato. Non basta un’occhiata superficiale. Ma sono altri duecento euro, glielo devo dire.
– No, se non è necessario no. Evitiamo.
– Come vuole. Ma se incontra una pattuglia della PS, lei è in difficoltà.
– La Polizia Stradale?
– No, la Pulizia Sentimentale.
– Perché, cosa possono farmi?
– Quelli controllano tutto, e ci mettono poco a scoprire le magagne dell’inconscio. A ritirarle la patente di seduttore non ci mettono niente.
– Ma io non ce l’ho la patente di seduttore!
– Ah, peggio mi sento! Quindi ha sedotto finora senza patente. Senta, io non voglio sapere nulla. Altrimenti dovrei denunciarla alla SUCA.
– A che?
– Alla Società Unica Coscienze Avariate. Loro rottamano senza aggiustare.
– Forte!
– Se le piace così!
– No, a me no. Guardi, mi metta tutto a posto, convergenze sentimentali, coscienze, inconscio e altri cazzi. Voglio vivere sereno.
– Sereno? Allora deve restare in laboratorio almeno un altro mese. La rivolto come un calzino, sistemo tutto, e poi le rilascio la certificazione ISO, UNI, UNESCO, AISCAT, Anica, Amat, Atac e Aci. Sarà un uomo nuovo.
– Un uomo nuovo e rovinato, immagino.
– Non si preoccupi. Tariamo il minimo più basso, così potrà vivere con poco. Abbassiamo il livello delle aspettative, tarocchiamo le ambizioni, e siamo a posto.
– No, guardi, lasci stare. Tarocchi a sua sorella. Io ho alte ambizioni, e la mia coscienza funziona benissimo. Mi tengo il mio cinismo, sto bene così e risparmio pure.
– Ma come fa? Se la fermano?
– Rischio. Arrivederci.
– E se le dico SUCA?
– Lo dica a sua sorella, dopo averla taroccata. Addio.

macchina-tempo2

Non che ci pensasse sempre.
Però alle porte dei sessant’anni qualche rimorso viene a galla. E Ruggero da qualche giorno ricordava un episodio sgradevole, archiviato in quanto raffigurante un ragazzo impacciato e goffo, nulla che somiglasse all’odierno professionista di successo.
Eppure.
Eppure se quella mattina di un mucchio di estati addietro fosse stato meno imbranato e, magari, anche meno vergine, forse Clementina lo avrebbe baciato.
Anzi, lo avrebbe baciato di certo, la situazione era ideale.
Erano al largo del golfetto, distesi su uno dei primi materassini matrimoniali gonfiabili, probabilmente inventati per fare limonare d’estate al largo di un golfetto, un diciottenne nerd e una diciassettenne con le sue cose già a posto.
Da qualche giorno quell’insignificante episodio, collocato nella parte bassissima della classifica degli eventi rilevanti nella vita di un dirigente di azienda di cinquantanove anni, faceva curiosamente capolino con una certa insistenza.
Sembrava quei venditori di rose più tenaci degli altri, che alla fine gli dai un euro per togliertelo di torno.
– Cosa vuoi da Clementina, sono passati quarant’anni, non essere ridicolo!
– Non voglio nulla, ma chissà come sarebbe andata.
– E come vuoi che sarebbe andata? Al massimo un vicolo cieco nella strada della tua vita. Una digressione momentanea.
– Non credo proprio, poteva cambiare tutto.
– Ma finiscila, hai tre figli e una moglie devota.
– Si, troppo devota. La felicità sarebbe stata con Clementina, solo adesso lo so.
– Lo pensi perché la tua vita è questa, avresti detto lo stesso a parti invertite.
– Mah…

Questo il tenore delle sue conversazioni allo specchio, prima di dormire.

– Caro, con chi parli?
– No, con nessuno, tesoro. Riflettevo su cose di lavoro, a voce alta…
– E chi è sta Clementina?
– Ma quale Clementina? Parlavo dell’ingegnere La Mattina, hai sentito male.

Dopo due mesi di tormento, una mattina Ruggero si svegliò strano.
Forse un sogno particolarmente vivido, ancora con l’oggetto del suo desiderio adolescenziale, quella mela non colta.
La moglie non era nella sua metà di letto, il pigiama gli sembrava largo.
Andò a pisciare, e, passando davanti allo specchio del bagno, cacciò un urlo disumano.
Chi cazzo era quello?
Si, era lui, ma molto più giovane, con tutti i capelli, neri e senza alcuna ruga.
Era lui giovane, che razza di maleficio gli stava toccando?
Seduto sul water stette qualche quarto d’ora a cercare un senso. Il senso non poteva che essere uno: la famosa seconda occasione.
Dio o chi per lui gli offriva su un piatto d’argento l’opportunità di recuperare il suo clamoroso errore. L’aveva riportato nel 1974, davanti al bivio decisivo.
Non più un amore finto, affettività surgelata, bensì una vita felice con Clementina, senza ossi e compromessi.
Non stava nella pelle. E manco nei vestiti da adulto.
Pianificò nei dettagli l’incontro con quella creatura meravigliosa, e ritenne che luogo e giorno avrebbero dovuto essere i medesimi, come in Ritorno al futuro. E senza incontrare altra gente conosciuta per non alterare il futuro, creando un paradosso spazio temporale.
Non fu molto complicato, tutto sembrava organizzato per rivivere una seconda volta quella mattinata agostana.
Perfino il materassone gonfiabile era quello, un modello a tubi mai più visto.
Ruggero e Clementina si ritrovarono nuovamente soli al largo, guardati da lontano da amici invidiosi e amiche curiose.
Lei indossava un bikini largo a fiori larghi, lui un port cross con la cinghietta in metallo che gli faceva il culo flaccido.
Gli occhi di lei emanavano gioia di vivere, emozione, e una studiata malizia eroticissima.
Lui brufolava cretinate per provare a farla ridere.
La sua vita stava prendendo un’altra piega, quel bacio imminente avrebbe consentito un magico cambiamento di rotta, altro destino e altro modo di vivere.
Ruggero avvicinò la sua mano sinistra ai capelli dorati di Clementina, bella come un’attrice delle soap.
La carezzo, lei sorrise.
Lui prese coraggio, e avvicinò le sue labbra a quella bocca morbida.
Si stava perdendo negli occhi di lei, e chiuse i suoi per non abbagliarsi.
Andò per realizzare l’incontro, come tra la navicella spaziale e la stazione lunare.
Solo che la stazione lunare si allontanò.
– No, guarda, tu mi piaci, ma c’è prima Luca.
– Luca?
– Si, me l’ha chiesto prima lui, e forse oggi pomeriggio lo bacio. Però io e te possiamo restare amici se vuoi.
Ruggero rimase perplesso. Che razza di seconda chance era?
E soprattutto, come cazzo si torna nel futuro adesso?macchina-tempo2