Monthly Archives: febbraio 2016

supermercato

La vidi al banco dei salumi. E dopo due minuti ero già cotto.
Lei era bellissima davvero.
Non certo una bufala. E neppure una finocchiona, a prima vista.
Vitasnella, una Sisa meglio dell’altra, un culatello perfetto! Robiola di alto Bordeaux, insomma.
Già la immaginavo a Pecorino.
Io avevo la pancetta, e restai lì a guardarla come un salame. Meritavo la coppa per il più imbranato. Con la sfiga che avevo non nutrivo speranze. Ci voleva un approccio dai modi affettati.
Speck delle mie brame, perché sono il più impacciato del reame? Speravo almeno che non fosse una legata alla grana.
Cominciai a seguirla col carrello pieno di speranza.
All’altezza dei surgelati lei mi sembrò ancora più fredda, ma vicino allo scaffale delle conserve, il peggio sembrava passato. Addirittura in prossimità dei primi mi sembrò perfino che avesse riso.
Cercai tutto il coraggio che avevo, e nel reparto carni le chiesi se avesse un secondo per me. Ma quanta fatica mi era costata? Non riuscivo a toglierle gli occhi dal salvaslip.
Ero timoroso. Rubai una Santa Rosa e un Garofalo e glieli regalai. Ero pronto per il Raid. E se mi avesse mollato una pizza regina?
Pensai : “Comunque ne Vape la pena!”
“Saiwa! Veniamo al succo. Farò Bio presto, sono uno Svelto, io. Sei bella come il Sole, sai? Sembri una Star. Non faccio Cirio di parole, questa Syrah mi piacerebbe essere il tuo Coccolino. Non mi trovi un bell’Omo? Ti va di fare quattro salti in padella?”
Cercai di fare un po’ di brodo, ma non era tutta farina del mio sacco. In realtà pensavo a intrecci di linguine, a una serata hard discount, alla sua Patasnella, a fare Crik Crok. Avevo sentito dire che il pelato andava di moda, era considerato Labello dalle donne.
Lei forse mi voleva The Star, ma intanto io mi vergognavo come un ladro beccato Carrefour-tiva. Quelle poche parole che avevo pronunciato mi avevano distrutto, ero parzialmente stremato.
Mi guardava come se fossi l’unico Morettino in mezzo a Omini bianchi.
Si vedeva subito che rispetto a una Donnafugata qualsiasi, lei era di un’altra pasta.
“Ma lei è fusillo! Come si peppermint? Non ha il senso della Misura, ha la faccia come il kukident. Non rompere i conchiglioni. (Mi disse passando al TUC). È giunta L’Oreal che te ne vai Viakal!”
Mi piaceva il suo fare tutto pepe. Non era certo una gatta Motta. Misi da parte i miei sensi di Coop e le proposi un do ut Dash. Mi sentivo in Lysoform, ma lei continuava a mandarmi a calcare.
“Io me ne vado, ma tonno presto, non pensare che ti Chianti.” Le dissi.
Non ci fu niente da fare. Non era polpa pronta.
Finish.
Me ne tornai a Rio Casamia, con le mezze penne calate.
Mi lasciò con l’Eurospin, e mi fece fare la figura del Merlot. Lasagnai per almeno tre notti.
Che palle, Maina gioia. Spero almeno che non si seppia in giro.
Comunque adesso non ci vado più al supermercato senza una donna.
No woman no Crai.

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cinghiale

Finalmente il tagliere con l’antipasto.
Fame.
– Vorrei brevemente illustrarvi l’origine dei prodotti del nostro tagliere.
– Eh? Ah, si. Grazie.
– Questi sono due tipi di affettati, il primo è un salame di suino nero dei nebrodi, alimentato semplicemente a bacche di ginepro verde, quindi assai più magro del normale. Viene abbattuto solamente in macelli verificati dalla campionatura controllata dall’unione europea, con un peso che non può superare gli ottanta chili.
– Scusi, altrimenti?
– Altrimenti cosa?
– Se pesa di più?
– Se pesa di più viene lasciato libero nei boschi.
– Mio zio Aldo sarebbe libero da un pezzo allora.
– Come?
– Niente, scusi. Prosegua.
– L’altro salame proviene dalle terre delle Madonie, a chilometro zero…
– Veramente ci sono almeno cinquanta chilometri…
– …è un salame di cinghiale marsicano a pelo ispido, e la particolarità è che viene macerato per dodici anni con acqua e zenzero cileno, fino a quando qualcuno non si accorge che è rimasta della carne putrefatta nell’acqua e ne fa del salame.
– Interessante. Possiamo…
– Poi ci sono quattro tipi di formaggi a pasta friabile: il primo è una provola…
– …mi faccia indovinare: a chilometro zero?
– No, al chilometro 34 della statale 112. È un formaggio di vacca EVA.
– Vacca Eva?
– Si signore. Effettivamente Vergine Autentica, una razza pregiata che bruca solamente erba di montagna oltre i tremila metri dal livello del mare. Una volta una vacca ha brucato dell’erba portata da un livello inferiore ed è stata giustiziata dal plotone di controllo delle vacche pregiate e venduta a trance alla Mc Donalds.
– Se l’è meritata. Ci scusi, avremmo fame…
– Questo è un piacentino ennese, lavorato con zafferanno ennese, condito con pepe…
– …ennese?
– No, pepe di cayenna della maremma maiala, famoso per la sua consistenza molle e il sapore deciso. L’altro formaggio è un caciocavallo a crosta larga, prodotto da latte di capra del Belice sopravvissuta al terremoto del 68, trattata con dolcezza da pastori educati alle scuole Montessori, ripassata nell’estratto di Nero d’Avola essiccato a forno a duecentodieci gradi celsius.
– Grazie. Possiamo mangiare, col suo permesso?
– Questo è un pomodorino secco macerato al sole, come facevano i nostri nonni…
– I nostri?
– Si.
– Ma abbiamo nonni in comune, scusi? Lei come fa di cognome?
– No, che c’entra? Dicevo così per dire…
– E non dica.
– Mi scusi. Mio nonno essiccava il pomodoro al sole, tenendolo otto settimane e mezzo.
– Come Mickey Rourke?
– Quasi. E poi c’è la ricotta al forno, prodotta da pecore allo stato semi brado, guidate da un cane pastore allevato alla Bocconi…
– Bocconi Pal?
– Anche. E infornata dodici volte.
– Mi scusi, ma dodici volte in quanto tempo?
– In un quarto d’ora.
– Ah, allora va bene.
– Le cipolle in agrodolce arrivano da coltivazioni rigorosamente tenute nascoste al consumatore per salvaguardarne la bontà e non diffondere i segreti della lavorazione.
– Ottima idea. Adesso se ci lascia…
– Le salsine sono lavorate in nero da minori rigorosamente selezionati in base alla razza…
– Grazie!
– …mentre le marmellate di mirtilli di Volterra devono accompagnare i formaggi tenendo chiuso l’occhio destro alternativamente al sinistro…
– Basta!
– …i funghi primaticci sono stati rubati dalle migliori campagne del catanzarese…
– Se non se ne va immediatamente le tiro il tagliere a chilometro zero.
– Mi spiace contraddirla, signore, ma il tagliere non è tutto a chilometro zero. Esistono dei prodotti importati, che, come le dicevo…
– Non mi sono spiegato. Glielo spacco in testa qui, a chilometro zero, o meglio, a centimetri dieci. Ci lasci mangiare!
– Come vuole signore. Mi spiace che non abbia ascoltato l’origine del rosmarino romagnolo…
– Suca.
– Vado, signore.
– Grazie.