Un amore al supermercato

supermercato

La vidi al banco dei salumi. E dopo due minuti ero già cotto.
Lei era bellissima davvero.
Non certo una bufala. E neppure una finocchiona, a prima vista.
Vitasnella, una Sisa meglio dell’altra, un culatello perfetto! Robiola di alto Bordeaux, insomma.
Già la immaginavo a Pecorino.
Io avevo la pancetta, e restai lì a guardarla come un salame. Meritavo la coppa per il più imbranato. Con la sfiga che avevo non nutrivo speranze. Ci voleva un approccio dai modi affettati.
Speck delle mie brame, perché sono il più impacciato del reame? Speravo almeno che non fosse una legata alla grana.
Cominciai a seguirla col carrello pieno di speranza.
All’altezza dei surgelati lei mi sembrò ancora più fredda, ma vicino allo scaffale delle conserve, il peggio sembrava passato. Addirittura in prossimità dei primi mi sembrò perfino che avesse riso.
Cercai tutto il coraggio che avevo, e nel reparto carni le chiesi se avesse un secondo per me. Ma quanta fatica mi era costata? Non riuscivo a toglierle gli occhi dal salvaslip.
Ero timoroso. Rubai una Santa Rosa e un Garofalo e glieli regalai. Ero pronto per il Raid. E se mi avesse mollato una pizza regina?
Pensai : “Comunque ne Vape la pena!”
“Saiwa! Veniamo al succo. Farò Bio presto, sono uno Svelto, io. Sei bella come il Sole, sai? Sembri una Star. Non faccio Cirio di parole, questa Syrah mi piacerebbe essere il tuo Coccolino. Non mi trovi un bell’Omo? Ti va di fare quattro salti in padella?”
Cercai di fare un po’ di brodo, ma non era tutta farina del mio sacco. In realtà pensavo a intrecci di linguine, a una serata hard discount, alla sua Patasnella, a fare Crik Crok. Avevo sentito dire che il pelato andava di moda, era considerato Labello dalle donne.
Lei forse mi voleva The Star, ma intanto io mi vergognavo come un ladro beccato Carrefour-tiva. Quelle poche parole che avevo pronunciato mi avevano distrutto, ero parzialmente stremato.
Mi guardava come se fossi l’unico Morettino in mezzo a Omini bianchi.
Si vedeva subito che rispetto a una Donnafugata qualsiasi, lei era di un’altra pasta.
“Ma lei è fusillo! Come si peppermint? Non ha il senso della Misura, ha la faccia come il kukident. Non rompere i conchiglioni. (Mi disse passando al TUC). È giunta L’Oreal che te ne vai Viakal!”
Mi piaceva il suo fare tutto pepe. Non era certo una gatta Motta. Misi da parte i miei sensi di Coop e le proposi un do ut Dash. Mi sentivo in Lysoform, ma lei continuava a mandarmi a calcare.
“Io me ne vado, ma tonno presto, non pensare che ti Chianti.” Le dissi.
Non ci fu niente da fare. Non era polpa pronta.
Finish.
Me ne tornai a Rio Casamia, con le mezze penne calate.
Mi lasciò con l’Eurospin, e mi fece fare la figura del Merlot. Lasagnai per almeno tre notti.
Che palle, Maina gioia. Spero almeno che non si seppia in giro.
Comunque adesso non ci vado più al supermercato senza una donna.
No woman no Crai.

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