il sincerismo

Il teatro presentava abbondanti vuoti. I pochi spettatori si concentravano nelle prime file, anche se nessuno nella prima.

Il presentatore arringava con euforia superflua: “Signori e signore, oggi, nell’ambito della terza edizione del festival culturale di San Bartolomeo“Il Buscopan d’oro”, siamo lieti di ospitare e celebrare un personaggio che ha dato lustro al nostro paese, ma che dico al nostro paese, alla provincia tutta! Do la parola al vicesindaco Pellizzeri per presentare come merita il nostro eccellentissimo ospite.”

Una donna tarchiata di mezza età si avvicinò al microfono. Verosimilmente il vice sindaco Pellizzeri.

Il palco ospitava un sacco di gente seduta, un numero non lontano da quello degli spettatori.

Da sinistra a destra:  un capellone con la chitarra, una signora attempata e cotonata, una ragazza, un anziano distinto, un anzianissimo con bastone, un’altra signora, una bambina intenta a disegnare.

“Buongiorno a tutti. Intanto ringrazio tutti voi per essere qui così numerosi e appassionati. Per me è un onore avere oggi con noi uno dei miei miti dell’infanzia, il poeta che creato il movimento culturale più noto nella nostra regione negli anni cinquanta e sessanta, il sincerismo!”

Applauso lanciato dagli ospiti sul palco e ripreso blandamente dalla platea.

“Il sincerismo, per quei pochi che non lo sapessero, fu un movimento culturale rivoluzionario, grazie al quale venne sovvertito il pensiero unico di quegli anni, quello che per tanto tempo, anche a causa del regime culturale vigente, tenne fuori dai salotti buoni le migliori menti creative della nostra terra!”

Applauso flaccido.

“Con il sincerismo vennero alla ribalta  cantori, poeti, scrittori, pittori, untori, attori, che avrebbero poi fatto la storia del nostro paese. Ma che dico del nostro paese, della nostra comunità tutta!”

Applauso ancor più blando.

“ E se il sincerismo prese piede, varcò i confini locali per assurgere a movimento di dimensioni interprovinciali, lo dobbiamo a quest’ uomo, al grandissimo Tonino Smintello! Vi prego di alzarvi in piedi per onorare il maestro.”

Applauso più convinto e alzata dei presenti.

L’anzianissimo con bastone si guardò intorno, destato da qualcosa che probabilmente lo riguardava.

“Don Tonino, è contento di ricevere questo premio?”

“…”

La Pellizzeri, vicesindaco con delega assessoriale alle attività culturali, alzò di un’ottava il tono.

“Don Tonino, siamo contenti che lei sia qui con noi!”

“Eh?”

“È contento di ricevere il nostro premio?”

“Cara signorina mia, lei forse non lo sa ma io ho fatto la guerra, ho vissuto per anni in trincea. Sono stato anche un poeta, lo sa?”

“Si, signor Smintello. Siamo qui per celebrare il sincerismo, la sua corrente poetica…”

“Ahhhh, il sincerismo, come no. Lei forse non lo sa, ma io ho scritto centinaia di poesie…”

“Non solo lo sappiamo, maestro, ma siamo qui per onorare come merita la sua carriera.”

“Si, spesso scrivevo in corriera, durante la guerra. Ma lei come lo sa?”

“Sempre spassoso il nostro Tonino. Facciamogli ancora sentire il nostro affetto con un grande applauso.”

Applauso tenue.

“Adesso però sentiamo il  critico più illustre del nostro paese. Ma che dico del nostro paese, di tutto il circondario! Professor Paletta, cosa è stato il sincerismo per la nostra provincia, e com’è nato?”

“Nei primi del novecento vigeva una scuola culturale unica, quasi elitaria. Pochi intellettuali, poeti e scrittori, si riunivano in spazi pubblici, come bar o ristoranti, e litigavano come cornacchie in calore. Da qui la definizione di poeti maledetti data loro dalla popolazione esasperata. Costoro, tra l’altro, cantavano la sofferenza e il più povero di loro aveva casa alla Marina di San Bartolomeo, tre automobili e quattro frigoriferi. Per opporsi a questa corrente elitaria nacque il sincerismo.”

“Molto interessante professore. E in cosa consisteva?”

“Era una forma d’arte che basava tutto il suo valore sulla iperrealtà, lasciando pochissimo spazio, quasi nessuno, all’immaginazione. Poeti cantavano ciò che vedevano, scrittori narravano la verità e mettevano in piazza i loro sentimenti reali. Questo creò non pochi problemi a molti di loro…”

“Furono ghettizzati dalla cultura dominante di quel periodo?”

“No, ma ci furono un sacco di uomini cornuti, di politici collusi, di donne tradite che non presero benissimo questa ventata di verità.”

“ E ci dica del maestro Smintello. Le sue opere più famose, in che modo si fece avanti anche a livello extra territoriale.”

“Smintello fu una figura di primo piano, del sincerismo. Le sue opere più famose, come “Io e il mio gatto” o “Mezzo chilo di rimacino” o anche “Sono finite tutte le uova!”,  sono state riconosciute dai più importanti premi di poesia dell’epoca. Il suo linguaggio crudo, a volte violento, fu un vero pugno nello stomaco per chi era abituato a una letteratura di maniera, figlia di un ipocrita buonismo del primo dopoguerra.”

“Sappiamo, caro professor Paletta, che lei oggi ha portato qualcosa del maestro, al quale vogliamo dedicare un altro applauso!”

Applauso solitario del vicesindaco.

“Si. Volevo leggervi dei passi che per me più di ogni altro illustrano l’opera di Smintello. Si tratta della poesia breve L’età scolare, tratta dalla raccolta Mia moglie è una cretina.”

“L’ascoltiamo con attenzione. Preghiamo il nostro bravissimo cantante Pippo Pepe di eseguire un sottofondo adeguato.”

Pippo Pepe partì massacrando le corde della sua chitarra, producendo un rumore fuori luogo.

“Ehm…, se fosse possibile qualcosa di più leggero, Pippo. Per la tua esibizione c’è tempo…”

E vai col giro di do.

“Di Tonino Smintello: L’età scolare. Legge il professor Paletta.”

Nessun applauso.

“Mia mamma me lo diceva

Stai attento alla pentola

E mentre io cominciavo

A scoprire i segreti del sesso

Le gambe delle compagnie di classe

Le tette semi nascoste della zia Franca, nella spiaggia di Verdicchio,

non potevo avvicinarmi alla pentola.

L’acqua bolliva

E insieme a lei i miei ormoni

Sesso e acqua di pasta

Due segreti inesplorabili.

E poi il momento fatidico

Quando venivo cacciato

Mentre la pasta veniva scolata

Il raggiungimento del piacere

E io non potevo né guardare

Né sostare

Né restare in zona.

Passarono molti anni

Prima che io potessi accedere

Debitamente protetto dalle presine

A quell’attività da me così anelata.

Fui autorizzato finalmente, era il segnale

Ero diventato grande, potevo scolare la pasta.

Alla fine del mio percorso scolastico

Ero, per il colmo del paradosso,

entrato nella mia età scolare.”

Applauso della vice sindaco e degli altri sul palco. In platea un vecchio russava, altri guardavano il telefonino.

“Che meraviglia professore! Questa è vera poesia, questa è l’arte controcorrente che ci piace! Adesso vorremmo consegnare il premio Buscopan d’oro al nostro grande poeta Smintello. Consegna il premio la farmacista del paese, dottoressa Ricci, che sponsorizza da anni il nostro prestigioso premio. Un applauso alla farmacia Ricci!”

Applauso stitico.

“Maestro Smintello, è contento di ricevere il Buscopan d’oro?”

“Eh?”

“Il BUSCOPAN!!”

“No, l’ho preso stamattina. C’è la signora Carmen che è tanto gentile con me. Ci pensa lei alle mie medicine.”

“Vabbè, ringraziamo il maestro e tutti i partecipanti, e diamo appuntamento all’anno prossimo per il nostro prestigioso Premio Buscopan. Grazie a tutti per essere intervenuti!”

“Oh, e io?”

“Certo. Come vi dicevo chiudiamo con l’esibizione del grandissimo cantautore Pippo Pepe. No, non andate via, restate ancora con noi…”

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