Monthly Archives: luglio 2016

età mentale

– Buongiorno, devo rinnovare la carta d’identità.
– Buongiorno a lei. Cognome e nome.
– Pomar Marco.
– Data di nascita?
– 14.11.1965
– Età dichiarata?
– Cos’è, non sa fare i conti?
– Amico mio, qui le domande le faccio io. Età dichiarata?
– Che vuol dire età dichiarata? Ne ho cinquanta. Purtroppo.
– Perché purtroppo? Ne vuole dichiarare qualcuno in meno?
– Ma che è, il 7 e 40?
– Lei continua con le domande, signore. Mi dà almeno una risposta?
– Se lei mi fa capire, con piacere.
– Egregio signore, che fa, non li legge i giornali? Adesso nel documento va inserita anche l’età dichiarata. Io, per farle un esempio, ne ho sessantadue, e nell’età dichiarata ho messo cinquanta. Ha capito?
– No.
– Ma lei è davvero duro. Mi sa che mettiamo dodici, se continua così.
– Ma dodici cosa?
– Signore mio, lei quanti anni si sente? Sia sincero, altrimenti le arriva la verifica a casa.
– Mah, non so… Diciamo che mi piacerebbe averne qualcuno in meno…
– Eh si! E io vorrei essere George Clooney. Cosa c’entra?
– Senta, non mi rimproveri. Lo faceva mia mamma quando ero piccolo, non l’ho mai superato…
– Ecco, questo è un altro dato. Io metterei dodici.
– No, che dodici. Io metterei trentasei, che ne dice?
– E che ne dico, signor Pomar? Non ci siamo: non deve farmi contento sparando una cifra. L’età dichiarata è come la temperatura percepita. Lei sente caldo?
– Non mi dica niente, non ce la faccio più.
– Ecco, vede? Perché la temperatura percepita è di 38, mentre ne abbiamo appena 29.
– Allora metta 38 e andiamo avanti.
– Se lo desidera esiste un piccolo questionario che aiuta a definire l’età percepita. Che dice, procedo?
– E proceda…
– Legge fumetti, vede cartoni animati, le piace il formaggino Mio?
– Due si e un no.
– Sogna spesso gli esami di maturità?
– Si. Ogni settimana.
– Ahi.
– Ahi cosa, scusi?
– Eh niente. Andiamo avanti. Segue il calcio?
– Si.
– È tifoso di qualche squadra?
– Si. La Roma.
– È sicuro di non tifare per la Juve?
– È una delle poche certezze della vita.
– Strano. Comunque…
– Ma strano che? Ma che questionario è?
– È sposato?
– No.
– Ha figli?
– No.
– Ahia!
– Ancora co sto Ahia!? La vuole smettere di farmi preoccupare?
– Prende sempre lo stesso gusto di gelato, da quando era piccolo?
– Si. Come lo sa?
– Ahia!
– E basta!
– Peppa pig?
– Peppa pig cosa?
– Le piace?
– No.
– Strano. Meno male. Tipo di film preferiti?
– Mah, non so. Commedia?
– Con finale triste o lieto fine?
– Rigorosamente lieto fine!
– Ahia! Lo sapevo.
– Ma che sapeva, scusi?
– Lasci stare. Sa riparare un rubinetto, montare una mensola, usare il trapano?
– No.
– E vabbè, allora lo dica!
– Ma che devo dire? Sono venuto alla delegazione o dall’analista?
– Senta, io non posso mettere più di 17.
– 17 anni? Ed è grave?
– Grave no. Ieri al signor Manetti ho messo 8 anni, si figuri!
– Ma scusi, addetto, non possiamo far 18? Almeno non devo rifare gli esami di maturità!
– Ecco, se continua devo scendere a 13.
– Che le devo dire? Metta quello che vuole. Anche se non ho capito a che serve.
– Serve. Quando qualcuno guarderà i suoi documenti, saprà che lei ha 17 anni di età percepita. Che dentro quel corpo appesantito di cinquanta anni, si nasconde un diciassettenne, con tutto quello che ne consegue…
– Appesantita sarà sua sorella. Ma qualcuno chi, poi?
– E che ne so? Un carabiniere, una donna, un datore di lavoro, un assicuratore, un cucciolo di labrador…
– Guardi che io non mi sento per nulla un diciassettenne. A quell’età avevo paura del mondo, adesso ho paura che finisca, avevo grandi aspettative, ora ho imparato a desiderare quello che posso avere…
– Questa non è maturità, signore, è rassegnazione. È diverso.
– Senta, ma se questa età aumenta, nei mesi, posso cambiarla?
– Ecco, tipica domanda da diciassettenne. No, signore, al prossimo rinnovo, verificheremo la sua rinnovata maturità. Tenga la nuova carta.
– Gentilissimo. Grazie.
– Prenda, le regalo due caramelle mou.
– Non mi piacciono le mou. Non avrebbe quelle che frizzano?
– No, mi spiace. Sono dodici euro e venti.
– Ecco, li conti.
– Ma che fa? Sono tutte monete.
– Si, ho rotto il salvadanaio. Ma le ho contate sono giuste giuste!
– D’accordo. Mi fido. Arrivederci. E stia attento quando attraversa la strada.
– Si. Lei è molto buono, signore.
– Arrivederci.
– Ciao signore.

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