Monthly Archives: aprile 2016

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Da qualche tempo è in voga un’usanza che sconoscevo, che adesso mi appare stupida e che mi ha causato una gran figura di merda.
Sto parlando dei regali di compleanno aperti tutti insieme con pubblico plaudente e spargimento di battute idiote.
Qualche anno fa fui invitato da una donna con la quale era appena finita una storia, al suo compleanno in un locale dotato di “apericena”.
Presi questo gesto come un segnale di riapertura nei miei confronti. Pensai che la cosa migliore per riavviare una relazione fosse un regalo particolare, qualcosa che richiamasse la nostra intesa intima, conosciuta solo a noi.
Ricordo che non mi capacitavo del perché F. non portasse mai biancheria intima concordata, per quale motivo il reggiseno facesse a pugni con le mutandine, sempre di colore e marche diverse.
Mi feci il giro dei migliori negozi di intimo della città, ogni volta cercando di descrivere al meglio il corpo di F. alle divertite commesse.
– Com’è questa sua amica, signore? Ha il fisico come il mio?
– No, è meno magra. Forse un po’ più alta.
– Come questa signora che è appena entrata?
– Ma noooo! È molto più carina. Non ha i fianchi così grossi e ha le tette più grosse!
– Ma come si permette? Villano!

Ogni volta venivo cacciato dal negozio, e alla visita a quello successivo dagli sguardi diffidenti immaginavo che avessero segnalato la mia foto a tutti gli esercizi commerciali di intimo della città.
Alla fine ci riuscii, comprai due completini di misure diverse e misi insieme sopra e sotto.
F. era forte di petto e magra di sotto, il sogno di tutti gli uomini, esclusi i produttori di biancheria intima.
Mi presentai al compleanno pulito ed eccitato.
F. mi abbracciò affettuosa, mi prese il pacchetto regalo e lo mise in un angolo con tutti gli altri.
Per fortuna avevo inserito un biglietto di auguri particolare, altrimenti, pensai, come avrebbe ricostruito l’autore del regalo?
La prima sorpresa della serata fu la presentazione del suo nuovo fidanzato, un avvocato calvo e diversamente alto.
La serata cominciava a mettersi male.
Dopo qualche wodka lemon e degli insulsi tramezzini, si passò a un rituale a me sconosciuto: l’apertura dei regali tutti insieme.
Sentii un sudore freddo scendermi dietro il collo.
Cominciai a indietreggiare elegantemente, verso l’uscita.
F. prendeva un regalo a caso, leggeva il biglietto, lo apriva tra gli “ohhhhh” degli astanti, e le battute improbabili di una specie di animatore de noantri, con macchina fotografica in prima fila.
Alla fine accadde quello che non potevo più evitare. F. prese il mio pacchettino, aprì il biglietto e lesse ad alta voce il contenuto: “Dovrò trattenermi per non strapparti anche queste. Non vedo l’ora di riprendere i nostri giochini. Ti aspetto domani.Buon compleanno. Il tuo coniglietto arrapato.”
Questo era, parola più parola meno, il contenuto.
Non lo ascoltai, ero già in macchina verso casa.

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tempo-che-sfugge

 

  • Buongiorno dottore. So che lei si occupa di disturbi della memoria.
  • Dice? Non ricordo.
  • Non faccia lo spiritoso, la mia situazione è seria. E unica.
  • Stia tranquillo, la memoria è come un muscolo. Va esercitata, e se la trascuriamo si atrofizza.
  • Per me è diverso.
  • Adesso vediamo. Le farò una serie di test mnemonici per valutare l’efficacia della sua memoria.
  • Dottore, ma io lo so già. I miei ricordi sono eccezionali.
  • E allora perché si lamenta?
  • Io ricordo con impressionante dovizia di particolari fatti accaduti decine di anni fa.
  • Mi faccia capire. È questo il suo disturbo allora?
  • No, non è questo. Il mio problema è un altro. Non ho memoria del futuro.
  • Buona questa. Vedo che non sono solo io che faccio lo spiritoso.
  • Dottore, mi stupisco di lei. La memoria non è solo passato. È anche ricordare i propri progetti, gli appuntamenti, gli impegni, le ambizioni…
  • In questo caso lei non ha problemi di memoria. Semplicemente ha voglia di vivere alla giornata. Succede, sa?
  • Fuori strada. Io tengo famiglia, un buon lavoro, e sono anche discretamente benestante.
  • Forse si vuole godere il presente, e non pensare troppo a ciò che verrà. Non è grave, amico mio.
  • Dottore, io non cosa devo fare domani. Ma che dico domani? Io non so cosa mi aspetta uscendo fuori di qui. Non riesco a prendere un appuntamento perché lo dimentico, non posso andare da dentista se non facendogli una sorpresa, se al telefono mi dicono “ci sentiamo domani”, dopo pochi secondi non ricordo più questo messaggio.
  • E ricorda però la telefonata?
  • Si, tutto. Escluse le informazioni che riguardano il futuro. È come se la mia mente filtrasse e scartasse tutto quello che riguarda le cose ancora da accadere.
  • Eppure riesce a vivere. Le cose le fa, mi pare di capire.
  • Le faccio, dottore. Vado a cena fuori perché mi ci porta mia moglie. Non posso prendere impegni, dimentico anche di scrivermeli sull’agenda, ho un rifiuto totale. Ma non sono un nostalgico, non sto lì a pensare sempre al passato. Diciamo che sono concentrato sul momento che sto vivendo. Non so se lei mi possa capire davvero. Temo che non mi possa capire nessuno.
  • Ci sto provando. In ogni caso non è un problema che posso risolverle io. È evidente, come lei stesso sa, che la sua mente ha operato una scelta. Vive come se non ci fosse un domani, il sogno di molta gente.
  • Non è così bello. La vita è piena di cose da fare nel futuro. Magari anche solo nel futuro recente, senza bisogno di grandi ambizioni e programmi. Ma io rifiuto pure quelli. Mia moglie non può chiedermi di andare a comprare il pane, non posso pensare di andare a vedere un film che mi interessa. Non che non ci vada, ma proprio non posso pensarlo. È un incubo, altro che sogno. È l’assenza di sogni.
  • La memoria del futuro. Interessante prospettiva…
  • Si, ma io non sono qui per farmi studiare. Io voglio guarire, sperare in una bella giornata a venire, sognare un week end meraviglioso, fremere per un’attesa eccitante, coltivare ambizioni piccole e grandi. Il mio oggi è una gabbia. Mi liberi, dottore.
  • Lei questa gabbia se l’è costruita da solo, egregio signore. Se ci fosse solo e sempre un oggi forse non moriremmo mai, non andremmo incontro a sorprese, né brutte ma neppure quelle belle che lei non si concede nemmeno il lusso di sognare. Lei non ha attivato un meccanismo di difesa, lei è di per sé un enorme meccanismo di difesa.
  • E cosa mi consiglia di fare?
  • Si compri un agenda, e cominci da subito, ora, per intenderci, a scrivere tutto quello che vuole fare. Si sforzi a pensare all’oggi moltiplicato all’infinito. Metta insieme una serie di “hic et nunc”, di cose che le piace fare. Poi si svegli la mattina e apra quell’agenda. Quelle cose che lei avrà scritto si chiamano vita. Alcune le farà, altre le manderà a quel paese, ma almeno si sarà proiettato avanti.
  • Per lei è facile a dirsi.
  • E per lei sarà facile a farsi. Perché invertirà il meccanismo. Non dovrà pensare al futuro, lo scriva. Lo trasformi in presente, lo guardi in faccia, lo prenda anche in giro, se è necessario. Senza neppure accorgersene vedrà che se lo sarà messo alle spalle.
  • Non lo so dottore, fatico pure a seguirla su questo ragionamento.
  • Lo so, la sua mente si chiude. Ma si sforzi, in fondo lei il passato lo padroneggia con disinvoltura. E allora inverta il tempo.
  • In che senso?
  • Si compri un’agenda dello scorso anno, scriva le cose già fatte e li viva come impegni. Si programmi una cosa bellissima che ha già fatto, riviva una festa già avvenuta, un viaggio meraviglioso trascorso.
  • Dottore, lei non sta bene.
  • Ma sì, prenda alla lettera il concetto di ingannare il tempo. Lo capovolga, progetti di sposare sua moglie, di fare figli già nati, di vedere film già visti.
  • Sposare di nuovo mia moglie? Lei è un sadico.
  • Sono certo che un tuffo completo nel passato le farà tornare la voglia di cose nuove, di giorni da scrivere, di attimi da vivere con l’incertezza dell’ignoto.
  • Mah, non è che mi convinca tanto. Ci proverò.
  • Lo vede, già ha coniugato al futuro. Stiamo migliorando. Anzi: migliorerà.
  • Me lo auguro. Se così vorrà dire che avrò speso bene i soldi che le ho già dato.
  • No, veramente ancora non mi ha pagato.
  • Ho capovolto il tempo, dottore. Le ho dato un assegno nel passato, non ricorda?
  • Non esageri. Me lo dia adesso. Subito, così non lo dimentica.
  • Va bene. Tenga.
  • Ecco, lo vede che sta guarendo? Ci vediamo tra un mese, mi faccia sapere.
  • Eh, no!
  • Giusto, ci vedemmo un mese fa, se lo scriva.
  • Grazie dottore. Sia stato bene!