Back to the Clementina

macchina-tempo2

Non che ci pensasse sempre.
Però alle porte dei sessant’anni qualche rimorso viene a galla. E Ruggero da qualche giorno ricordava un episodio sgradevole, archiviato in quanto raffigurante un ragazzo impacciato e goffo, nulla che somiglasse all’odierno professionista di successo.
Eppure.
Eppure se quella mattina di un mucchio di estati addietro fosse stato meno imbranato e, magari, anche meno vergine, forse Clementina lo avrebbe baciato.
Anzi, lo avrebbe baciato di certo, la situazione era ideale.
Erano al largo del golfetto, distesi su uno dei primi materassini matrimoniali gonfiabili, probabilmente inventati per fare limonare d’estate al largo di un golfetto, un diciottenne nerd e una diciassettenne con le sue cose già a posto.
Da qualche giorno quell’insignificante episodio, collocato nella parte bassissima della classifica degli eventi rilevanti nella vita di un dirigente di azienda di cinquantanove anni, faceva curiosamente capolino con una certa insistenza.
Sembrava quei venditori di rose più tenaci degli altri, che alla fine gli dai un euro per togliertelo di torno.
– Cosa vuoi da Clementina, sono passati quarant’anni, non essere ridicolo!
– Non voglio nulla, ma chissà come sarebbe andata.
– E come vuoi che sarebbe andata? Al massimo un vicolo cieco nella strada della tua vita. Una digressione momentanea.
– Non credo proprio, poteva cambiare tutto.
– Ma finiscila, hai tre figli e una moglie devota.
– Si, troppo devota. La felicità sarebbe stata con Clementina, solo adesso lo so.
– Lo pensi perché la tua vita è questa, avresti detto lo stesso a parti invertite.
– Mah…

Questo il tenore delle sue conversazioni allo specchio, prima di dormire.

– Caro, con chi parli?
– No, con nessuno, tesoro. Riflettevo su cose di lavoro, a voce alta…
– E chi è sta Clementina?
– Ma quale Clementina? Parlavo dell’ingegnere La Mattina, hai sentito male.

Dopo due mesi di tormento, una mattina Ruggero si svegliò strano.
Forse un sogno particolarmente vivido, ancora con l’oggetto del suo desiderio adolescenziale, quella mela non colta.
La moglie non era nella sua metà di letto, il pigiama gli sembrava largo.
Andò a pisciare, e, passando davanti allo specchio del bagno, cacciò un urlo disumano.
Chi cazzo era quello?
Si, era lui, ma molto più giovane, con tutti i capelli, neri e senza alcuna ruga.
Era lui giovane, che razza di maleficio gli stava toccando?
Seduto sul water stette qualche quarto d’ora a cercare un senso. Il senso non poteva che essere uno: la famosa seconda occasione.
Dio o chi per lui gli offriva su un piatto d’argento l’opportunità di recuperare il suo clamoroso errore. L’aveva riportato nel 1974, davanti al bivio decisivo.
Non più un amore finto, affettività surgelata, bensì una vita felice con Clementina, senza ossi e compromessi.
Non stava nella pelle. E manco nei vestiti da adulto.
Pianificò nei dettagli l’incontro con quella creatura meravigliosa, e ritenne che luogo e giorno avrebbero dovuto essere i medesimi, come in Ritorno al futuro. E senza incontrare altra gente conosciuta per non alterare il futuro, creando un paradosso spazio temporale.
Non fu molto complicato, tutto sembrava organizzato per rivivere una seconda volta quella mattinata agostana.
Perfino il materassone gonfiabile era quello, un modello a tubi mai più visto.
Ruggero e Clementina si ritrovarono nuovamente soli al largo, guardati da lontano da amici invidiosi e amiche curiose.
Lei indossava un bikini largo a fiori larghi, lui un port cross con la cinghietta in metallo che gli faceva il culo flaccido.
Gli occhi di lei emanavano gioia di vivere, emozione, e una studiata malizia eroticissima.
Lui brufolava cretinate per provare a farla ridere.
La sua vita stava prendendo un’altra piega, quel bacio imminente avrebbe consentito un magico cambiamento di rotta, altro destino e altro modo di vivere.
Ruggero avvicinò la sua mano sinistra ai capelli dorati di Clementina, bella come un’attrice delle soap.
La carezzo, lei sorrise.
Lui prese coraggio, e avvicinò le sue labbra a quella bocca morbida.
Si stava perdendo negli occhi di lei, e chiuse i suoi per non abbagliarsi.
Andò per realizzare l’incontro, come tra la navicella spaziale e la stazione lunare.
Solo che la stazione lunare si allontanò.
– No, guarda, tu mi piaci, ma c’è prima Luca.
– Luca?
– Si, me l’ha chiesto prima lui, e forse oggi pomeriggio lo bacio. Però io e te possiamo restare amici se vuoi.
Ruggero rimase perplesso. Che razza di seconda chance era?
E soprattutto, come cazzo si torna nel futuro adesso?macchina-tempo2

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