Sorridere, prego!

smile
In tempi di crisi ho dovuto reinventarmi. Ho cambiato lavoro.
D’altronde bisogna essere pronti a prevenire i momenti difficili, e per quello che facevo io tirava una brutta aria.
Fino a pochi mesi fa io vendevo sorrisi. Non sorrisi industriali, quelli posticci e finti, ma espressioni singole personalizzate e tutte lavorate a mano dal sottoscritto.
Un lavoro come non se ne fanno più.
Modestamente sorrisi come i miei non erano tanti a saperli fare. Io ho l’arte, me l’hanno insegnata mio padre e mio nonno. Il vero sorriso non si fa solo con l’allargamento della bocca. Per quello sono bravi tutti.
Bisogna disegnare un movimento complessivo del viso, che parte dalle guance, ma che poi deve interessare il naso, gli occhi, le sopracciglia e a volte anche la fronte.
Intanto si devono allargare le narici, ma il naso non si deve contrarre verso l’alto, altrimenti sembra che avete trovato uno scarafaggio peloso sul cuscino. Ecco, proprio quel movimento che avete fatto adesso leggendo dello scarafaggio!
Bravi, adesso questo era un sorriso migliore, ma si può fare di più.
Va gettata un po’ d’aria sempre dal naso, ma non troppa da somigliare a un tricheco. Proprio un soffietto. Quasi un singulto.
Le gote si gonfiano un minimo, anche in maniera asimmetrica per quelli che prediligono il sorriso laterale, quello sornione e un po’ furbetto.
Gli occhi si strizzano, e quelli non mentono. Saprei riconoscere un sorriso finto in uno stadio pieno da una curva all’altra e bendato. No, forse bendato no, ma il concetto è chiaro.
Il movimento della strizzata di occhi aggrotta la fronte, e a volte alza appena il livello delle orecchie.
Il sorriso perfetto è un’arte, purtroppo che si è quasi del tutto perduta.
Fino a qualche anno fa avevo diversi clienti, sia all’ingrosso che al dettaglio. Poi ci furono solo i politici in campagna elettorale, i produttori di spot e di grandi show televisivi. Ma con quelli non ci ho mai lavorato, a loro della qualità del sorriso non gliene importa nulla, andavano sulla quantità e sul risparmio.
Poi c’era Berlusconi, ma quello aveva un suo fornitore di fiducia, il figlio di quello che vendeva i sorrisi a Carlo Dapporto.
Adesso vanno forte i produttori all’ingrosso di espressioni maschie, rudi, da uomo forte.
Il sorriso non lo vuole più nessuno, al massimo qualcuno ti chiede la risata sguaiata o quella sarcastica da talk show politico, da usare contro l’avversario. Roba tutta fatta in Cina, cucita dai bambini, cose che non ho mai voluto trattare.
Ora mi sono riciclato, costruisco risposte pronte, alla bisogna.
Il lavoro è completamente diverso, più impegnativo, meno artigianale. La risposta pronta è necessaria però, va via come il pane.
Solo che, per quanto pronte, ci vuole il tempo che ci vuole per preparare una risposta.
Cosicché non diventa più pronta, è una specie di risposta a scoppio ritardato. Magari una risposta bellissima, appropriata, ma inutile.
C’è crisi. Forse dovrò cambiare di nuovo lavoro.
Intanto mi sono rimasti un sacco di sorrisi invenduti, nuovi nuovi.
Interessa l’articolo?

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