Il mio condominio

condominio

Il mio è un condominio di gran lusso.

È così di lusso e ben frequentato che non so bene cos’è che ci faccio io.

Al secondo piano ci vive l’assessore Scapparelli, al terzo il presidente dell’Ente Autonomo Regionale Grandi Eventi (EARGA), onorevole Paterna, nella scala B un costruttore milionario proprietario di mezzo palazzo, e all’ammezzato la contessa Dupont, francese, che vive sei mesi a Lione e sei mesi qui.

Roba che se dimentica lo yogurt prima di partire per l’altra casa, i fermenti lattici organizzano le feste nella casa vuota.

Io li conosco poco, buongiorno e buonasera, come si fa in Italia anche coi serial killer.

Ogni tanto qualche riunione di condominio, in case super lusso dove un soprammobile costa quanto la mia cucina arte povera.

L’ultima volta una signora che non conoscevo ha lungamente protestato per le spese di giardinaggio, proponendo un suo giardiniere, per risparmiare dieci euro al mese. Diviso venti condomini.

Ho poi capito che la signora era la moglie del costruttore. Gente che paga la prima rata dell’Imu con quello che io guadagno in quindici anni. Lordi.

Forse sono così ricchi proprio perché attenti al centesimo.

Comunque è tutta gente molto pulita, attenta ai particolari, osservante fino all’ultima riga del regolamento condominiale. A parte il proprietario dell’atelier di moda, il signor Bargellini, che deve settemila euro di rate arretrate, più i lavori della fognatura intasata, che abbiamo pagato noi benché fosse nel suo negozio.

Ma si sa, la puzza non tiene padrone, e abbiamo preferito procedere coi lavori.

Poi si fa tutto un conto, pare.

Ieri l’amministratore mi ha scritto, riportandomi continue lamentele di alcuni condomini nei miei confronti.

Mentre leggevo la mail pensavo a cosa avevo fatto di male: avranno sentito le mie urla mentre faccio l’amore?, ( ma mi sembrava strano, giusto quell’unica volta negli ultimi sei mesi!),  avranno visto il mio ciclamino secco sul balcone?, avrò impuzzato l’atrio con i calamari fritti? O forse sarà stato per quella volta che ho organizzato un torneo di burraco, con urla inevitabili?

Ma no, sarà stato certamente per quel piccione morto che ho seppellito nell’aiuola del cortile.

Mio cugino mi ha raccontato che una volta un piccione che sembrava morto, poi si è svegliato sotterrato e col becco ha tolto la terra e ha ricominciato a volare.

Invece, andando avanti nella lettura, scopro che si tratta di due strofinacci che la signora Caterina ha lasciato martedì scorso stesi ad asciugare. Vergogna!

Adesso dovrò licenziare la signora Caterina, verrà fuori uno scandalo per la signora che ha perso il lavoro a causa di due strofinacci bagnati, partirà su facebook una campagna contro la vessazione dei padroni, e io sarò additato al pubblico ludibrio. #jesuiscaterina

Pazienza, sono i prezzi da pagare quando si vive in un palazzo frequentato da bella gente.

#checifaccioioqui?

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