
– Padre, voglio confessarmi.
– Si, lo immagino. Nel confessionale è difficile che si parli di calcio.
– Ha ragione, mi perdoni. La verità è che per me è la prima volta.
– Eppure dalla grata e dalla voce non mi sembri giovanissimo, figliolo.
– Ho 47 anni, padre. Ho pensato fosse venuto il momento di liberarmi dai miei peccati.
– Si, figliolo, ma la caserma dei carabinieri è due isolati più avanti.
– Mi ascolti, ho bisogno di fare i conti con la mia coscienza.
– Apriti, figliolo. Vediamo che hai combinato.
– Mi conferma che c’è il segreto professionale?
– Assolutamente. Vai, mi sento pronto.
– Allora: ho rubato.
– Settimo.
– Bravo, quello!
– Ma che siamo a un quiz? Vai avanti!
– Ho desiderato la donna d’altri.
– Ho capito, se li hai fatti tutti vinci un’acquasantiera nuova! Non funziona così, figliolo.
– E gliel’ho detto che sono nuovo, padre!
– Dimmi cosa hai fatto, perché, quando, se sei pentito mi fai i nomi di altri peccatori, se c’è la prescrizione la fai franca, altrimenti devi fare la penitenza. Questo a grandi linee.
– Ho rubato un album di figurine calciatori dal giornalaio dell’altro isolato. Gli ho detto che l’avrei pagato dopo e sparii.
– Ci può stare.
– Che fa, mi assolve?
– Intanto continua.
– Ho rubato la maglietta del Palermo. In un negozio di articoli sportivi. Andai in camerino a provare una camicia e mi lasciai sotto la numero 10. Geniale, no padre?
– Senti, io ho da fare. A che anni siamo arrivati?
– Veramente questa cosa risale alla settimana scorsa.
– 10 ave Maria.
– Non ho finito.
– Non importa. Poi si sommano alla fine.
– Ok. Ho parcheggiato con il tagliando degli handicappati.
– E questo che peccato è?
– Non lo so, ma mi sembrava brutto. Dice che si può fare?
– No che non si può fare. Ma non so dove collocarlo. Truffa? Ma non c’è il comandamento!
– Sarà per questo che assolvete tutti i politici, padre.
– No, quello è per l’8 per mille. Ma che ne vuoi sapere tu?
– Poi ho tradito la mia fidanzata.
– 20 pater noster.
– Più volte.
– 20 per ogni trombata, allora.
– Padre!
– Dimmi, figliolo. Se non c’è altro io andrei.
– No, veramente ci sarebbe.
– Senti, dilli tutti che poi facciamo un forfait. Ma fai in fretta.
– Allora: spero di non dimenticarmene nessuno. Ho detto ti amo a una donna che non amavo; ho trascurato un amico in difficoltà. Era sempre depresso, non ce la facevo più. Ho desiderato la morte altrui. Era un raccomandato che mi ha fottuto il posto di ricercatore all’università. Ho messo i funghi nello spezzatino. Ma una volta sola, padre, e non lo rifarò più. Non posso garantire lo stesso per il ricercatore raccomandato. Ho desiderato la moglie di Armando. Ma se la vedesse anche lei mi assolverebbe perché il fatto non costituisce reato. Ho ingannato Marika. Non le ho detto che ero fidanzato per portarla a letto. Sono pentito, padre. Non ne è valsa la pena, contrariamente a quello che mi dicevano tutti. Ho falsificato il curriculum. Ho scritto ottima conoscenza della lingua inglese, e invece lo parlo peggio di Renzi. Ho rubato cinquemila lire dal portafoglio di mia nonna. Ho insultato uno sconosciuto che mi ha tagliato la strada. E poi ho scoperto che era il padre di un mio compagno di scuola, così che dagli insulti siamo passati ai saluti alla famiglia. Le seghe credo non siano peccato, altrimenti mi sa che anche voi preti marcireste tutti all’inferno…
– Lascia stare,figliolo. Continua…
– Ho gettato la spazzatura fuori dagli orari consentiti. Ho trovato un portafoglio pieno, ma l’ho restituito. Vuoto, però. Ho staccato la spina a mio nonno. Soffriva e me l’aveva chiesto in un orecchio. Adesso è indagato un infermiere. Ho pagato in nero il fontaniere. Non ho dichiarato un pagamento per una consulenza esterna. Questo però me lo sono dimenticato, vale lo stesso come peccato?
– …
– Padre, mi sente?
– Eh?
– Ma che fa, padre? Vedo una lucina.
– No, è che sei lungo. Non sono abituato a queste confessioni fiume. Ero andato un attimo su facebook. Comunque ti ho sentito. Facciamo 100 pater noster e 400 ave Maria. E ti absolvo in nomine pater, filius…
– Tutti insieme, padre?
– Tutti insieme chi?
– No, dico, posso rateizzarli o devo dirli di fila, come le preghiere dei buddisti? Nel caso dovrei prendermi un paio di giorni…
– Ti sia consentita la dilazione. Ma ricorda: è la somma che fa il totale!
– Matteo, verso dodici?
– No, il Principe De Curtis.
– Grazie padre. Lei mi è stato di grande aiuto, mi sento un uomo nuovo.
– Vai con Dio. E ricorda che se metti di nuovo i funghi nello spezzatino, brucerai all’inferno.
– Mai più padre.
– Bravo. E chiedimi l’amicizia. Che quello stronzo di Don Stefano ha più amici di me.
– Sarà fatto.
RACCONTI
Ho aperto un nuovo ufficio di consulenza. Consiglio agli italiani con meno di 1.500 euro di stipendio come spendere gli ottanta in più al mese. Per soli dieci euro studio il vostro stile di vita e vi dico cosa conviene comprare con i restanti settanta. Non è un cattivo lavoro, ma ci vuole competenza. E io ce l’ho, modestamente.
Ho bisogno di un profilo completo, usi e costumi, hobby e vizi, segreti e bugie. Per chi vuole la consulenza super luxe, con soli 20 euro al mese studio un prospetto dinamico, che modifichi ad ogni stipendio l’investimento.
Ieri è venuto il mio portiere. Per questo mese gli ho suggerito un pomeriggio al bagno turco e due fette di filetto. Al signor Giarrusso ho consigliato un’ora con Jessica, un chilo di gamberoni, e l’ultimo Fabio Volo. Lì forse ho sbagliato, non sapevo che Jessica avesse alzato le tariffe. Vatti a fidare dei trans!
Il lavoro è buono, non mi lamento. Ricevo per appuntamento, e, per non fare perdere tempo al cliente, chiedo di mandarmi prima un questionario compilato via mail. In questo modo lavoro con calma a casa e aiuto l’impiegato in difficoltà a non commettere errori. È facile lasciarsi prendere dalla foga spendereccia sotto l’entusiasmo dovuto alla proposta di Renzi. Il sor Carlo, al solo annuncio del presidente del consiglio, si è riempito di rate come un criceto di semi, e ora piange lacrime amare, come Conte dopo il Benfica.
La signora Barbagallo era indecisa: aumentare la dose mensile di yogurt al mirtillo, che adora, o concedere qualcosa al marito, come per esempio il gorgonzola stagionato? In quel caso, conoscendo bene il marito, ho detto alla signora di comprarsi un nuovo completino intimo, il marito avrebbe gradito più del gorgonzola.
Sembra facile, eppure con ottanta euro al mese è semplice lasciarsi andare a spese voluttuarie e poco efficaci. Il mio compito è anche quello di differenziare le proposte per fare ripartire l’economia. In fondo incarichi come il mio dovrebbero essere incentivati dallo Stato, sono una specie di benefattore della collettività.
Al maestro elementare Ricotta, per esempio, ho consigliato di risuolare le sue vecchie scarpe. Non che ne avesse bisogno impellente, piuttosto è stato per incentivare anche l’antica arte del ciabattino, ormai in crisi da tempo. Il signor Carlo mi ha ringraziato. Il ciabattino, intendo.
Per il signor Giacchetti otto bottiglie di nero d’Avola, e una camicia di flanella. Per padre Mario ottanta euro di libri di Odifreddi, per espiare. Al geometra Russo mezza visita prostatica sempre rimandata, alla moglie di Testori due biglietti per il teatro, che ci tiene tanto, e con quello che resta, a spettacolo terminato, due pezzi di pizza a taglio e una coca light.
Ho visto il signor Lo Iacono particolarmente stressato. Chi non lo sarebbe, con quella moglie e suocera in casa? A lui sarebbero serviti 8.000 euro per salvarsi, ma nel frattempo gli ho consigliato una consulenza psicologica mensile. E per non mandarlo da ciarlatani, magari un neo laureato che neppure lo conosce e gli spilla soldi, mi sono offerto come psicologo. Non che lo sia davvero, ma in fondo capisco le persone con poco, chi meglio di me?
Ogni tanto anche io incappo in qualche inconveniente. Può capitare che il cliente non gradisca il profilo da me studiato e rifiuti la mia proposta. La signora Mascetti non ritiene di doversi iscrivere in palestra. Preferiva aumentare la scorta di dolci, ma non è che io posso assecondare proprio tutto! Signora, faccia lei. Poi però non si lamenti se suo marito frequenta Jessica.
In linea di massima sconsiglio di mettersi dentro rate superiori ai sei mesi. Ricordatevi che questo governo è appeso a un filo, e la sua caduta potrebbe rimettere in discussione l’intera storia degli ottanta euro.
Nel frattempo io sogno una vittoria di Grillo e mi preparo per un aumento iperbolico di lavoro. Mille euro al mese di reddito di cittadinanza per i disoccupati, col lavoro nero che c’è da noi, sarebbero una pacchia. Venite da me, in quel caso, ve lo dico io come spendere tutto quel denaro, che non ci siete abituati.
Confido negli italiani: hanno creduto a quella del milione di posti di lavoro, si berranno pure questa.
Il teatro presentava abbondanti vuoti. I pochi spettatori si concentravano nelle prime file, anche se nessuno nella prima.
Il presentatore arringava con euforia superflua: “Signori e signore, oggi, nell’ambito della terza edizione del festival culturale di San Bartolomeo“Il Buscopan d’oro”, siamo lieti di ospitare e celebrare un personaggio che ha dato lustro al nostro paese, ma che dico al nostro paese, alla provincia tutta! Do la parola al vicesindaco Pellizzeri per presentare come merita il nostro eccellentissimo ospite.”
Una donna tarchiata di mezza età si avvicinò al microfono. Verosimilmente il vice sindaco Pellizzeri.
Il palco ospitava un sacco di gente seduta, un numero non lontano da quello degli spettatori.
Da sinistra a destra: un capellone con la chitarra, una signora attempata e cotonata, una ragazza, un anziano distinto, un anzianissimo con bastone, un’altra signora, una bambina intenta a disegnare.
“Buongiorno a tutti. Intanto ringrazio tutti voi per essere qui così numerosi e appassionati. Per me è un onore avere oggi con noi uno dei miei miti dell’infanzia, il poeta che creato il movimento culturale più noto nella nostra regione negli anni cinquanta e sessanta, il sincerismo!”
Applauso lanciato dagli ospiti sul palco e ripreso blandamente dalla platea.
“Il sincerismo, per quei pochi che non lo sapessero, fu un movimento culturale rivoluzionario, grazie al quale venne sovvertito il pensiero unico di quegli anni, quello che per tanto tempo, anche a causa del regime culturale vigente, tenne fuori dai salotti buoni le migliori menti creative della nostra terra!”
Applauso flaccido.
“Con il sincerismo vennero alla ribalta cantori, poeti, scrittori, pittori, untori, attori, che avrebbero poi fatto la storia del nostro paese. Ma che dico del nostro paese, della nostra comunità tutta!”
Applauso ancor più blando.
“ E se il sincerismo prese piede, varcò i confini locali per assurgere a movimento di dimensioni interprovinciali, lo dobbiamo a quest’ uomo, al grandissimo Tonino Smintello! Vi prego di alzarvi in piedi per onorare il maestro.”
Applauso più convinto e alzata dei presenti.
L’anzianissimo con bastone si guardò intorno, destato da qualcosa che probabilmente lo riguardava.
“Don Tonino, è contento di ricevere questo premio?”
“…”
La Pellizzeri, vicesindaco con delega assessoriale alle attività culturali, alzò di un’ottava il tono.
“Don Tonino, siamo contenti che lei sia qui con noi!”
“Eh?”
“È contento di ricevere il nostro premio?”
“Cara signorina mia, lei forse non lo sa ma io ho fatto la guerra, ho vissuto per anni in trincea. Sono stato anche un poeta, lo sa?”
“Si, signor Smintello. Siamo qui per celebrare il sincerismo, la sua corrente poetica…”
“Ahhhh, il sincerismo, come no. Lei forse non lo sa, ma io ho scritto centinaia di poesie…”
“Non solo lo sappiamo, maestro, ma siamo qui per onorare come merita la sua carriera.”
“Si, spesso scrivevo in corriera, durante la guerra. Ma lei come lo sa?”
“Sempre spassoso il nostro Tonino. Facciamogli ancora sentire il nostro affetto con un grande applauso.”
Applauso tenue.
“Adesso però sentiamo il critico più illustre del nostro paese. Ma che dico del nostro paese, di tutto il circondario! Professor Paletta, cosa è stato il sincerismo per la nostra provincia, e com’è nato?”
“Nei primi del novecento vigeva una scuola culturale unica, quasi elitaria. Pochi intellettuali, poeti e scrittori, si riunivano in spazi pubblici, come bar o ristoranti, e litigavano come cornacchie in calore. Da qui la definizione di poeti maledetti data loro dalla popolazione esasperata. Costoro, tra l’altro, cantavano la sofferenza e il più povero di loro aveva casa alla Marina di San Bartolomeo, tre automobili e quattro frigoriferi. Per opporsi a questa corrente elitaria nacque il sincerismo.”
“Molto interessante professore. E in cosa consisteva?”
“Era una forma d’arte che basava tutto il suo valore sulla iperrealtà, lasciando pochissimo spazio, quasi nessuno, all’immaginazione. Poeti cantavano ciò che vedevano, scrittori narravano la verità e mettevano in piazza i loro sentimenti reali. Questo creò non pochi problemi a molti di loro…”
“Furono ghettizzati dalla cultura dominante di quel periodo?”
“No, ma ci furono un sacco di uomini cornuti, di politici collusi, di donne tradite che non presero benissimo questa ventata di verità.”
“ E ci dica del maestro Smintello. Le sue opere più famose, in che modo si fece avanti anche a livello extra territoriale.”
“Smintello fu una figura di primo piano, del sincerismo. Le sue opere più famose, come “Io e il mio gatto” o “Mezzo chilo di rimacino” o anche “Sono finite tutte le uova!”, sono state riconosciute dai più importanti premi di poesia dell’epoca. Il suo linguaggio crudo, a volte violento, fu un vero pugno nello stomaco per chi era abituato a una letteratura di maniera, figlia di un ipocrita buonismo del primo dopoguerra.”
“Sappiamo, caro professor Paletta, che lei oggi ha portato qualcosa del maestro, al quale vogliamo dedicare un altro applauso!”
Applauso solitario del vicesindaco.
“Si. Volevo leggervi dei passi che per me più di ogni altro illustrano l’opera di Smintello. Si tratta della poesia breve L’età scolare, tratta dalla raccolta Mia moglie è una cretina.”
“L’ascoltiamo con attenzione. Preghiamo il nostro bravissimo cantante Pippo Pepe di eseguire un sottofondo adeguato.”
Pippo Pepe partì massacrando le corde della sua chitarra, producendo un rumore fuori luogo.
“Ehm…, se fosse possibile qualcosa di più leggero, Pippo. Per la tua esibizione c’è tempo…”
E vai col giro di do.
“Di Tonino Smintello: L’età scolare. Legge il professor Paletta.”
Nessun applauso.
“Mia mamma me lo diceva
Stai attento alla pentola
E mentre io cominciavo
A scoprire i segreti del sesso
Le gambe delle compagnie di classe
Le tette semi nascoste della zia Franca, nella spiaggia di Verdicchio,
non potevo avvicinarmi alla pentola.
L’acqua bolliva
E insieme a lei i miei ormoni
Sesso e acqua di pasta
Due segreti inesplorabili.
E poi il momento fatidico
Quando venivo cacciato
Mentre la pasta veniva scolata
Il raggiungimento del piacere
E io non potevo né guardare
Né sostare
Né restare in zona.
Passarono molti anni
Prima che io potessi accedere
Debitamente protetto dalle presine
A quell’attività da me così anelata.
Fui autorizzato finalmente, era il segnale
Ero diventato grande, potevo scolare la pasta.
Alla fine del mio percorso scolastico
Ero, per il colmo del paradosso,
entrato nella mia età scolare.”
Applauso della vice sindaco e degli altri sul palco. In platea un vecchio russava, altri guardavano il telefonino.
“Che meraviglia professore! Questa è vera poesia, questa è l’arte controcorrente che ci piace! Adesso vorremmo consegnare il premio Buscopan d’oro al nostro grande poeta Smintello. Consegna il premio la farmacista del paese, dottoressa Ricci, che sponsorizza da anni il nostro prestigioso premio. Un applauso alla farmacia Ricci!”
Applauso stitico.
“Maestro Smintello, è contento di ricevere il Buscopan d’oro?”
“Eh?”
“Il BUSCOPAN!!”
“No, l’ho preso stamattina. C’è la signora Carmen che è tanto gentile con me. Ci pensa lei alle mie medicine.”
“Vabbè, ringraziamo il maestro e tutti i partecipanti, e diamo appuntamento all’anno prossimo per il nostro prestigioso Premio Buscopan. Grazie a tutti per essere intervenuti!”
“Oh, e io?”
“Certo. Come vi dicevo chiudiamo con l’esibizione del grandissimo cantautore Pippo Pepe. No, non andate via, restate ancora con noi…”
