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oroscopo-del-giorno
Ogni anno che si avvicina porta in dote un carico di speranze e illusioni immotivate e sovente irrealizzabili.
Per questo motivo amiamo venire rassicurati, anche turlupinati, piacevolmente circonvenuti.
Chi sono io per sottrarmi al rito sacro dell’oroscopo dell’anno nuovo?
Nessuno.
Infatti lo faccio.
Premetto, perché le cose, se si fanno, vanno condotte per bene, che il metodo di ricerca e studio degli astri del sottoscritto è assolutamente inattaccabile.
Vengono studiati gli influssi dei satelliti extra galattici delle orbite gravitazionali a partire dalla seconda decade, con esclusione delle cinque più alte cariche interstellari.

In questo modo il futuro viene letto, con ampio margine di verosimiglianza, nelle incrostazioni dei piatti sporchi di una settimana.
Ecco cosa ne è venuto fuori:
1) Ariete
I nati sotto il segno dell’Ariete non sono tipi da stare con le mani in mano. Entro fine mese subiranno un’uscita economica consistente, coincidente con la scadenza della Tari per i nati della prima decade e della Tasi per i nati nella seconda casa. Da Febbraio a Marzo ci sarà un calo delle vendite, dovuto alla fine dei saldi, e l’influsso di Urano nella ricerca dell’anima gemella. Ma mi sa che non vi vuole Nettuno.
Per i nati della terza decade, con ascendente Sagittario, la Luna nei Pesci e la pizza surgelata, si prevedono sbalzi di umore e disturbi gastro intestinali. Liberatevi dal maalox.

2) Toro
Il Toro è tenace, rapace, mordace, e spesso piace. Per questo il 2015 non vuole occuparsi di voi, toccherà arrangiarsi. Venere spinge per comprare il nuovo tappetino del bagno, ma Marte non ne vuole sapere. Né di venere, né di Marte, quindi.
Per i terzogeniti col trigono in trifase e i trigliceridi tristi, si prevede una seconda metà della prima mesata dispari degna di nota. In amore vince chi fugge, nei debiti uguale. Salute: a voi e famiglia.

3) Gemelli
I Gemelli non hanno vissuto un buona fine d’anno, vessati come sono stati da Giunone e Mercurio, uniti nella voglia rompere i coglioni. Adesso il vento è cambiato, spira tramontana e per l’anticiclone dovremo aspettare la seconda metà dell’anno. I single dei gemelli troveranno l’anima gemella, ma sarà troppo tardi, se la sarà presa un puzzone del Capricorno. La Vergine in Bilancia, Marte in seconda fila e la Luna bussò, garantiranno un equilibrio ormonale assai precario.
Nel lavoro grandi novità. Ma meglio che le scopriate da soli. Non voglio sapere niente.

4) Cancro
Il Cancro ha sempre goduto di un fascino notevole, che li ha sempre aiutati nella vita. Se si esclude quell’imbecille di mio suocero, che il fascino se lo sogna proprio.
Per i nati di tutte le decadi e le estrazioni su tutte le ruote, da Gennaio a Giugno le cose andranno a gonfie vele. Poi vi scopriranno, meglio scappare prima.
Saturno è contro per definizione, stronzo quanto basta. Ma voi nemmeno scherzate, però!
La salute è buona, tranne per questa tosse secca che vi tormenterà le notti dalle 3 alle 3:42 dei giorni pari, se avete la targa dispari, dei giorni dispari se tenete la targa pari.
Motto dell’anno: respira piano per non far rumore. Che russi come un cinghiale ferito.

5) Leone
Guai in vista per il leone. Una vecchia cartella esattoriale non pagata ritrovata dall’agenzia delle entrate sconvolgerà il vostro bilancio familiare. Il malore di vostra suocera si rivelerà meno grave del previsto, e l’albero motore vi abbandonerà in autostrada, quando il cellulare si sarà scaricato e una grandine fittissima vi impedirà di uscire dall’auto. Di notte, ovviamente. Di contro altre cose andranno a gonfie vele, come il ritrovamento della bolletta del bollo auto, pagata, e il conto del parrucchiere di vostra moglie, inferiore ai mille euro. Da Agosto in poi le cose si sistemeranno, vostra moglie lascerà il suo capufficio, che tornerà dalla sua famiglia, e quella macchia sulle vostra Tac al cervello si rivelerà caffè fatto cadere dall’infermiere.
Motto dell’anno: chi non lavora, non fa l’attore.

6) Vergine
La vergine uomo va distinta nettamente dalla vergine donna. Ma a occhio non dovreste avere difficoltà a farlo. Per il 2015 avrà una grande rilevanza l’ascendente. E visto il vostro fascino magnetico, avrete ascendente su moltissime persone.
Nel campo lavorativo sono in arrivo soddisfazioni inattese, come l’assunzione part time a tempo determinato per uno stage in un call center, e un posto di postino che vi consentirà di impostarvi per sempre. Il vostro partner sarà attratto da un Bilancia della prima decade con vettura decappottabile e il conto in banca su Marte.
Salute ottima per chi supererà il primo trimestre.

7) Bilancia
Grandi differenze nei sessi nel 2015 dei nati nel segno della bilancia. Gli uomini avranno un grosso calo del desiderio sessuale, periodi di aerofagia e vene varicose. Inoltre la loro vena artistica subirà un improvviso e definitivo crollo, trasformandoli in grigi funzionari statali. Viceversa le donne vivranno mesi di fulgore e grande attività sessuale, e non sempre da sole.

È alle viste l’arrivo dell’anima gemella, Sagittario permettendo, sempre lo stesso stronzo sconza famiglie. Il vostro carattere spigoloso e quell’aria da saputelli insopportabili, vi renderà ulteriormente odiosi al mondo. Quando vi deciderete a scendere dal pero, sarà sempre troppo tardi. Ma quanto mi fate incazzare??
Motto dell’anno: Ma che minchia ci guardi?

8) Scorpione
Lo scorpione si conferma capace di grandi slanci affettivi, emozionali, artistici e solidali, e al contempo grandi scorrettezze, infamità, maleducazioni, scherzi del cazzo.
I nati nella seconda decade faranno il compleanno prima dei nati nella terza decade, ma dopo quelli della prima. Attenzione alle donne del Toro, che guardano ai mariti Bilancia delle amiche Capricorno con ascendente Pesci e due figli Gemelli.
Lo Scorpione rischia di fare il botto nel 2015, senza vie di mezzo: o finalmente il tanto agognato salto di qualità, con successo mondiale, o potete prenotare un posto alla mensa della Caritas.

9) Sagittario
I nati del sagittario che gestiscono una salumeria all’angolo di via Nazionale, subiranno presto degli infortuni gravissimi, così imparano a non farmi credito. Gli altri, escluso mio cugino Giorgio, avranno delle difficoltà nel lavoro. Giorgio no, perché mi ha detto che le cose gli vanno bene, pezzo di cornuto. Che a lui il sagittario della salumeria il credito glielo fa, però. Tra l’altro i maschi di questo segno di merda continuano a fregarsi le donne degli altri, ti pare che non l’ho capito che Giorgio se la fa con la signora bionda della cartoleria? Altrimenti perché dovrebbe passare sempre all’ora di chiusura e darle un passaggio in macchina? Urano mica passa in Saturno ogni giorno alla stessa ora? Per le donne del segno chiedete a Giorgio. Para che se le faccia tutte lui…

10) Capricorno
Giove transiterà nel vostro segno, lasciandovi problemi di parcheggio. Ai nati nella terza decade esploderà una caffettiera in faccia. Che almeno non usino la pentola a pressione. La contingenza economica e il varo della finanziaria porteranno molti Capricorni dall’usuraio, e saranno cazzi in Plutone. Le donne del segno soffriranno la mancanza di verdura riccia e il lavoro dei mariti nati sotto il segno dei pesci, come diceva Venditti. Una notizia buona e una cattiva per i capricorni della prima decade con la luna e quelli appena stempiati: la notizia buona è che entro nella seconda metà dell’anno avrete un’automobile nuova. Quella cattiva è che la vostra ve l’avranno rubata nella prima metà dell’anno.

11) Acquario
I nati sotto questo segno sentiranno una grande energia attraversare il loro inizio d’anno. Salvo poi scoprire di non avere digerito i peperoni del cenone. Il loro carattere riflessivo e introverso li porterà ad un’introspezione utile per conoscere sé stessi.
Dunque un altro anno di autoerotismo assicurato.
Nel campo dell’arte sarà un periodo molto proficuo per le donne dell’Acquario, specialmente quelle sposate con gli Scorpioni e con i Pesci come amanti. Soltanto a Luglio il transito del Leone che non si fa mai i cazzi suoi e si stabilirà nella vostra casa al mare a sbafo, porterà dei contraccolpi negativi. Diffidate della falsità dell’Ariete maschio, riconoscibile da quel fastidioso odore di lavanda che copre l’olezzo di sudore.

12) Pesci
I pesci nell’acquario segnalano stabilità e richiedono il cambio dell’acqua.
I pesci del 2015 saranno freschi, se si eccettua il periodo di fermo biologico e la pescheria dietro casa mia. Quelli con l’ascendente Cancro avranno problemi di salute, mentre quelli con Venere nella seconda casa, effettueranno un trasloco abbandonando la famiglia. L’indole meschina e viscida di alcuni nati in questo segno, porterà a cercare di fregarvi già dopo il brindisi di mezzanotte. Fate attenzione ai pesci che vogliono farvi firmare atti notarili poco chiari, io ne so qualcosa.

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Da Carlo non è che si mangiasse poi così bene.
Ci si andava per abitudine, per amicizia, per il gusto della rassicurante ripetizione. Il bollito due volte su tre non era male, la trippa mangiabile, le cotolette cartonate, le patate fritte finte come i soldi del monopoli, ogni azzardo gastronomico da evitare con cura.
A volte il titolare dell’omonima trattoria si cimentava in imprese al di sopra della propria forza. Energie distolte dalla pasta alla grassa, sperimentazioni che andavano oltre la norma.
La pasta alla norma, s’intende.
Carlo era fatto così, non amava cullarsi sugli allori (e neppure sulle mente), accontentarsi di un complimento ricevuto anni addietro per una polpetta promossa. A volte guardava i programmi della Clerici, registrati, perché a quell’ora lavorava sempre, e fermava il video registratore per osservare con cura la grandezza del taglio della pancetta, il grado di rosolatura dello spinacio, la quantità di vino Tavernello utilizzato per sfumare.
Nella sua cucina tutto questo era bandito, come molta della clientela, peraltro.
Un vecchio e ignorato cartello, con divieto di fumo, era stato manipolato da mano anonima e burlona: vietato sfumare, era diventato.
– Carlo, quante volte te l’abbiamo detto che il maiale prima di farlo al forno devi accertarti che sia morto in questo secolo?
E giù risate a bocca aperta, con ostentazione di fagioli cannellini in masticazione.
Carlo era vedovo, da quando la signora Gina aveva deciso, chissà perché, di lasciarci le penne mentre preparava il sugo della amatriciana. Le sue, penne, però, non quelle numero 73 Barilla.
Il dolore non impedì a Carlo di continuare a lavorare, e la sua numerosa clientela in segno di lutto osservò dieci minuti di non rutti.
Fu la figlia Shara, con l’acca in mezzo per un errore di uno sciatto impiegato all’anagrafe (“Mi raccomando – insistette Carlo – Sara con l’acca, ci tengo!”), a prenderne il posto in cucina.
Solo che la giovane e procace unica erede, era assai più utile alla cassa, dove corpulenti camionisti e operai ormonizzati apprezzavano con pazienza le grazie della neo maggiorenne, e maggiorata, Shara, creando file ingiustificate. Molti non mangiavano neppure, andavano direttamente alla cassa per pagare.
In cucina era negata, non aveva mai nemmeno cotto un uovo, ma il padre riteneva che l’arte culinaria si tramandasse anche attraverso i geni, portando ad esempio Christian De Sica, Luca De Filippo e il padre di Sorrentino, il portiere del Palermo.
Di meglio non aveva trovato.
Col tempo, la pervicacia, la mancanza di destini alternativi, trasformarono Shara da cuoca improbabile a sufficiente, poi a interessante, e infine a stuzzicante, come in una carriera militare raccomandata.
Le sgaloppine conobbero compagni di viaggio nuovi, come la salvia o il marsala, per i peperoni si aprirono orizzonti inesplorati e clienti entusiasti, l’uovo non servì più soltanto per la pasta al forno, ma si appropinquò nella carbonara e nell’impasto delle polpette, fornendo scenari diversi dalla fornitura di baseball.
Insomma, la gente veniva da ogni dove per andare da Carlo e Shara, che nel frattempo aveva costretto il padre alla modifica nell’insegna. E visti i risultati, aveva ottenuto ragione. Sociale, tra l’altro.
Per anni le cose andarono a gonfie vele; da trattoria fetente per palati poco fini e tutte le tasche, si trasformarono in locale cult, dove l’alta borghesia cittadina si accollava lunghe attese all’umido pur di assaggiare i polipetti in umido di Shara, gli involtini di melanzane di Shara, la trippa al sugo di Carlo.
A cui era rimasto soltanto l’onere di un paio di piatti tradizionali, e il servizio ai tavoli, come un pivellino qualsiasi.
Il conto ne valeva il servizio, e a fine mese padre e figlia potevano godere di introiti inattesi.
Sembrava una favola senza intoppi, fino a quando le cose svoltarono.
Per mesi resistettero alle lusinghe di pseudo imprenditori allettati dal marchio più “in” degli ultimi anni, offerte a molti zeri per rilevare la maggioranza del locale, a parole senza snaturarlo.
Poi, d’improvviso, gli squali diventarono tanti, accerchiarono la loro imbarcazione famelici e feroci. Tutti in 3D, peraltro.
La crisi cominciò a mordere, il proprietario del loro immobile a capire l’antifona, le mode a virare leggermente verso nuovi stimoli: apericene, sushi bar, cucine etniche e cugine scollacciate.
In pochi mesi una grande catena di fast food decise di rilevare locale, clientela e, in un insospettato barlume di umanità, anche Shara e Carlo. Fu il colpo finale, il braccio sul tavolo piegato da un avversario forte e tignoso, resistente e tenace.
Carlo stette una intera giornata al cimitero, sulla tomba di Gina chiedendo perdono in lacrime. Niente più broccoli in tegame, spezzatini, bucatini con le sarde. Li attendeva una vita lontani dal sapore indefinito delle interiora bollite, dal cannellone molliccio, dalla salsiccia al sugo.
Lei si sta adattando alla novelle couisine richiesta dai nuovi proprietari. Imparerà, come ha fatto in passato.
Carlo ha difficoltà con i turisti e i nomi di alcuni piatti.
Com’è che si dice fuagrà?

poeta
Di recente è stato riscoperto il poeta popolare Sandrone Vazzi.
Il Vazzi declamava le sue poesie sintetiche a bordo di una lapa alla fine del secolo scorso.

Di poesia non si campa, così il Vazzi arrotondava vendendo pane e panelle.

Da lì una delle sue odi più celebri, “La vita è dura, senza rascatura!”
La critica fu assai controversa col Vazzi, non riuscendo mai a trovare un punto di sintesi.
Ecco una sua poesia inedita, che vi propongo in tutta la sua bellezza certo che saprete apprezzarne la finezza.
La poesia in questione fa parte di una raccolta mai pubblicata, che si chiama i dubbi dell’amore. Il Vazzi non pubblicò mai le sue opere in vita, in quanto non considerato un genio dai mediocri editori locali.
Post mortem le sue opere hanno raggiunto valori inestimabili, tanto che il Vazzi si diverte a popolare i sogni degli editori che lo rifiutarono, a volte dandogli numeri errati, altre volte gridando fortissimo Suuuuuucaaa durante i loro incubi.
Ecco la poesia I dubbi dell’amore, che dà il titolo a tutta la raccolta:
Non so se ti amo, non lo so.
Però, onestamente, penso di no.

Interessanti le letture differenti che hanno fornito i diversi critici. Il De Robertis mette l’accento sulla reiterazione del non so, declamato due volte in un solo rigo. Ritiene che nel rafforzamento del dubbio stia la forza trascinante del messaggio del Vazzi, il suo estrinsecarsi in versi.
Il Cardona invece era estremamente critico, sostiene si tratti di un’altra delle sue minchiate colossali.

Il Ferzetti Finzi Della vedova, nel suo saggio Versi Diversi dedica un grande spazio al poeta Vazzi, nel capitolo Odi spazzatura. Sottolinea a suo dire l’ipocrisia di quell’ “onestamente”, inserito tra le due virgole, come se un poeta solitamente raccontasse cazzate.

In un talk show di seconda serata la contessa Mazzucco lanciò un posacenere contro il critico Lanza, reo di avere appellato il Vazzi con il soprannome di ScassaVazzi.

L’opera di un genio così controverso è destinata ancora, per decenni e decenni, a fare parlare di sé, a dividere amatori da critici.
A noi piace ricordare qui il Vazzi con un’altra delle sue memorabili opere, dal titolo Il caos fuori e dentro di me:

Manchi al mio cuore, manchi al mio cervello
Verrei da te, ma a st’ura un si camina, c’è bordello!

Immortale e grandissimo Vazzi.

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Lo scrittore pignolo aveva un grande archivio dove teneva tutte le parole. Non gli piaceva l’ordine alfabetico, gli sembrava banale, per scribacchini senza slanci.
Lui le aveva sistemate per assonanza, per tipologia.
Da una parte c’erano le multi sillabiche, le sue preferite. Parole come Decadimento, Turlupinare, Prosopopea, Interrazziale, Ipocondriaco, Trasposizione, Organizzazione, Particolareggiato, Insofferenza, Onomatopeico.
Le parole lunghe arrivavano, prendevano confidenza, facevano un giro, c’era il tempo di conoscerle il giusto, di gustarsele bene prima che andassero via.
Anzi, prima che affollassero stancamente conversazioni particolareggiate o straordinarie controversie.
Lo scrittore pignolo amava molto le sdrucciole, o, come lui preferiva chiamarle, le proparossitone.
Poi c’erano quelle con due consonanti doppie, il massimo: Attaccamento, Allitterazione, Affitto, Marrazzo, Baldassarre.
Amava anche quelle nate dal matrimonio di due diversi termini, due mondi che si incontravano in territorio neutro, e decidevano di proseguire insieme: Multirazziale, Poliambulatorio, Pancarrè, Tritarifiuti, Stracotto, Gianbattista.
In un altro schedario ci stavano le parole brevi, le locuzioni, le particelle, le preposizioni, le congiunzioni. Un po’ buttate a casaccio, tutte dentro un grande cesto, come le cassette negli autogrill.
Lui le prendeva senza amore. Si, ci perdeva del tempo per non scambiare un ci con un se, un chi con un ma, un te con un boh, un là con un po’, un pre con un post, un si con un eh, un fa con un da.
Insomma, nel suo archivio le parole avevano un senso, una logica, una ragione d’essere. E vicino a ciascuna ci stavano termini affini, con cui si sarebbero potuti accoppiare selvaggiamente. Vicino a preparativi ci stava fervono, in prossimità di credenza ci stava popolare, accanto a mass ci stava media.
Il guaio dello scrittore pignolo era Gelsomina. Donna pulita, attenta alle molliche sotto il divano, unica nel suo genere per togliere le macchie dai vetri, inimitabile nel rendere i colletti delle camicie perfettamente inamidati, era però poco attenta nella pulizia degli archivi parolieri.
Non era colpa sua, Gelsomina aveva la quinta elementare, cosa volete che ne potesse sapere, povera donna, di accenti gravi, di avverbi, consecutio temporum e parole lunghe o brevi.
Lui la rimproverava ogni volta:
– Dove hai messo il termine Stratosferico, Gelsomina?
– Dottore, io niente toccai.
– L’altra volta ho trovato Cucù accanto a Sdrucciolevole, il Quadro era Sedimentato, i Trigliceridi erano Stinti, il Brasato era Illogico. Io così non riesco a lavorare, lo capisci che con le parole io ci campo?
– Dottore, le giuro. Io solo una spolverata ci diedi!
Ma era del tutto inutile. Le parole, stanche di essere catalogate sempre in egual misura, di convivere per anni e anni con le identiche colleghe, approfittavano della confusione di Gelsomina, e a volte decidevano di dare libero sfogo alla loro curiosità. Un giorno la parola Massacro abbandonò l’arido Inumano e andò a gettarsi nel cesto dei monosillabici.
Fu un Massacro, per l’appunto.
Appena tornato a casa, lo scrittore pignolo non trovò un che manco a pagarlo, i lo erano diventati elle senza nemmeno apostrofo, un paio di perché erano diventati per, rendendo del tutto inutili una serie di punti interrogativi, i quali vagavano perplessi alla ricerca di una domanda inevasa.
Ogni parola faceva quello che voleva, anzi, quello voleva, vista l’assenza di che.
Depresso e indeciso sul da farsi, lo scrittore prese carta e penna e scrisse la lettera di licenziamento per Gelsomina.
Ecco cosa ne venne però fuori:
Illustrata Gelsomina,
essere disordinata produce gravi conseguenze multidisciplinari termoidrauliche da auto compattatore pro scrittore carriera nel compromessa.
Volevo ch t rimanessi in qualsivoglia metodologia, proto compagna de cotanta pulizia pluridecorata.
Adesso no posso reiterare tua presenza quotidiana co casino parolaio.
Fare avere arretrati te per continuare attività multi scrivente.
Salute
Lo scrittore pignolo visse il resto dei suoi giorni provando a catalogando riordinare le, rimettendo avverbi gli insieme articoli, sistemando parole, aggettivi le e .

amore 2

Quando lo capirai che mi ami?
L’hanno detto tre deejay,
è uscito sull’Espresso,
e se ne parla spesso
a volte oltre le sei.
Dario l’ha detto a Monica
Giusi è rimasta attonita
Rino c’ha avuto colica.
Mi ami, convinciti,
informati,
documentati,
verificalo.
Mi ami quando non mi pensi,
mi ami quando ti addormenti,
mi ami quando ti lamenti,
durante la pulizia dei denti.
Però non solo, che quella si fa ogni sei mesi.
Tu mi ami a giugno prima delle ferie,
mi ami a Novembre con gli ultimi bagni,
mi ami quando metti il piumone,
mi ami e fai il cambio stagione.
Che mi ami si vede da come mi abbracci
Che resti lì quei due secondi in più di un abbraccio caldo,
e quei due secondi marcano la differenza
tra amore e confidenza,
tra passione e strafottenza,
tra progetti di convivenza,
e felicità in potenza.
Tu mi ami, non nasconderlo.
Mi ami mentre mangi il mio polpettone,
mi ami perché allontani delusione,
mi ami perché se ridi
c’è convinzione.
Quando capirai che mi ami?
Ti mando un esperto di Miami,
ti sunto il tutto in un bignami,
aspetto ancora un altro domani,
senza stare con le mano in mani,
poi affitto un trivani.
Lo capirai a pasquetta,
tra capretto e capretta?
Forse lo scoprirai a Natale
E vedrai che non è male,
oppure sarà a Maggio
e inizieremo il viaggio.
Tu mi ami, me l’ha detto un vate
E con un viso perplesso
Chiedendosi: cosa aspettate
Voleva ci amassimo adesso.
Quando capirai che mi ami?
Fammelo sapere, ne ho diritto.